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mar 02 2016

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Anai propone un diverso criterio selettivo

Gli esami di avvocato sono una lotteria

Un tempo i giovani laureati in giurisprudenza, dopo la pratica forense che durava un anno, accedevano ad un esame selettivo e si affacciavano alla professione forense con il titolo di procuratore legale.

Dopo sei anni diventavano avvocati. Gli avvocati non erano più di quarantamila.

Oggi, si accede direttamente, dopo diciotto mesi di pratica, all’esame di avvocato, con esami di abilitazione che sono, più che una prova selettiva, una lotteria per la disuguaglianza delle sedi e delle Commissioni esaminatrici che correggono gli scritti e procedono con un metodo incrociato con gli esami orali effettuati in altri Distretti.

Si susseguono disparati giudizi di valutazione nella correzione degli scritti, combinati a non poche copiature, oltre che a raccomandazioni agli orali.

Si è di recente accertato che una fonte diffusa per dare un buon esito agli scritti è data dall’uso durante gli esami di siti appositamente attrezzati al fine di offrire un aiuto ai partecipanti.

Gli esami di abilitazione non sono, quindi, più attendibili.

Di qui la necessità di riformare integralmente il percorso per l’accesso alla professione di avvocato.

Bisogna cominciare dall’Università con un numero programmato in uscita da selezionare al quarto anno con un successivo anno specialistico per la professione forense.

Dovrà poi seguire un anno e mezzo di tirocinio serio e continuativo, alternato ad una formazione adeguata (di tipo francese) finanziata possibilmente dallo Stato.

L’esame di abilitazione finale è il sigillo finale di un percorso rigoroso in base ad una scelta definitiva per il professionista. Tutto ciò porterà ad una sensibile riduzione degli iscritti agli albi.

L’ANAI non vede altra soluzione al problema scottante dell’accesso.

Presidente A.N.A.I.

Maurizio de Tilla
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