Diritti Umani

PER UN’EUROPA DEI DIRITTI UMANI


L’AEDH ha stilato un manifesto per un’Europa dei diritti umani che poggia su alcuni concetti fondamentali. 
Anzitutto, una cittadinanza di residenza europea che conferisca a tutti i residenti dell’UE gli stessi diritti civili e politici. Perché l’Europa sociale primeggi sull'Europa mercante, l’Unione Europea deve assicurare la parità di accesso ai diritti economici, sociali e culturali e armonizzare dall’alto le diverse politiche sociali.

Se l’UE non vuole perdere la propria credibilità in materia di lotta contro tutte le discriminazioni in tutti i settori, il nuovo progetto di direttiva contro le discriminazioni, bloccato al Consiglio da vari anni, deve essere adottato. Un elemento essenziale della lotta contro le discriminazioni è l’azione per la parità dei diritti e in particolare la parità donne-uomini.

L’UE deve garantire ad ogni migrante il pieno esercizio dei suoi diritti, nella loro universalità e la loro indivisibilità. Ogni richiedente asilo deve essere accolto dignitosamente e deve avere la garanzia di disporre dei mezzi materiali e giuridici per presentare la sua richiesta di protezione, ovunque esso si trovi nel territorio dell'UE. Tutti gli Stati membri devono offrire condizioni di accoglienza per consentire ai richiedenti asilo di vivere dignitosamente per tutta la durata della procedura d'asilo.

Non c’è alcuna plausibile ragione perché l’Europa faccia orecchi da mercante rispetto alle ripetute istanze italiane che lamentano le disattenzioni in tema di politica comune in relazione ai problemi delle coste italiane che sono diventate la frontiera europea delle immigrazioni.

La maggior parte degli immigrati transita attraverso l’Italia e si trasferisce nelle altre Regioni europee dove trova maggiori occasioni di lavoro e di sistemazione.

La preoccupazione italiana è quella di non riuscire a fronteggiare il crescente fenomeno di immigrazione, sia sul piano organizzativo che su quello economico.

E gli altri Paesi Europei non vengono in soccorso avendo i loro problemi per la sempre più ampia presenza di immigrati.

Ma vi sono altri punti essenziali per affermare un’Europa dei diritti umani.

I detenuti rimangono dei cittadini, privati esclusivamente ed in via eccezionale della libertà in virtù della legge, libertà che ritroveranno dopo aver scontato la pena. Per cui i loro diritti al lavoro, alla formazione, alla previdenza sociale devono essere mantenuti.

Prima di condannare ad una pena di reclusione, ogni altra pena alternativa deve essere valutata. Le condizioni di reclusione devono essere armonizzate nell’Unione europea verso standard più elevati.

Infine, la protezione dei dati personali è un diritto fondamentale e non uno "strumento per la crescita economica”.

A livello europeo, la protezione dei dati personali deve essere garantita allo stesso modo e con le stesse garanzie da un unico testo giuridico che ricopra sia l'ambito amministrativo, sociale, commerciale e economico che l'ambito della polizia, della giustizia e dell'interno.

In Europa deve prevalere una cultura diffusa ispirata al paradigma dei diritti umani

Le definizioni di “cultura” e di “diversità culturale”, per quanto aperte, trovano nei diritti umani un necessario orizzonte di riferimento e limitazione. La Convenzione dell’UNESCO sulla protezione e promozione della diversità delle espressioni culturali (2005) afferma, all’art. 2, quanto segue: “La protezione e la promozione della diversità culturale presuppongono il rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali quali la libertà di espressione, d’informazione e di comunicazione nonché la possibilità degli individui di scegliere le proprie espressioni culturali.”

Allo stesso modo, la Dichiarazione universale dell’UNESCO sulla diversità culturale (2001), all’art. 4, stabilisce quanto segue:

“La difesa della diversità culturale è un imperativo etico inscindibile dal rispetto della dignità della persona umana. Essa implica l’impegno a rispettare i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali, in particolare i diritti delle minoranze e dei popoli autoctoni.”

Il legame tra una definizione, seppur aperta e controversa, di “cultura” e il paradigma diritti umani, si definisce, tuttavia, ancora più profondamente, facendo riferimento alla nozione di “dignità umana”. Pur riportandone l’ampiezza di significati ed espressioni, molti documenti internazionali riconoscono nella cultura una fondamentale espressione di umanità. Nella Dichiarazione di Città del Messico sulle politiche culturali (1982) si afferma a questo proposito:

“[…] È la cultura che ci rende specificatamente umani, esseri razionali, dotati di giudizio critico e di impegno morale. È attraverso la cultura che scegliamo i valori a cui appellarci e compiamo delle scelte. È attraverso la cultura che l’uomo esprime se stesso, diviene consapevole della sua umanità, riconosce la sua incompletezza, mette in discussione le sue conquiste, ricerca instancabilmente nuovi significati e crea delle opere attraverso le quali trascende i suoi limiti.”

Con lo stesso tono si esprime la Dichiarazione di Friburgo sui diritti culturali, redatta nel 2007 dal cosiddetto “Gruppo di Friburgo”, gruppo di esperti affiliati all’Istituto interdisciplinare di etica e dei diritti dell’uomo (IIEDH) dell’omonima università svizzera. Questo documento definisce, all’art. 2b, l’identità culturale come:

“[…] l’insieme dei riferimenti culturali con il quale una persona, da sola o in comune con gli altri, si definisce, si costituisce, comunica e intende essere riconosciuta nella sua dignità.”

Bisogna recuperare l’Europa dell’“anima” rispetto a quella della moneta.

Claudio Magris sul Corriere della Sera ha scritto che “la moneta è un linguaggio e del linguaggio ha molte proprietà. Chi contrappone con retorica spiritualeggiante l’Europa dell’anima a quella, espressamente volgare, della moneta dimentica che questa anima consiste anche nella concezione che si ha della moneta, senza la quale non c’è pane sulla tavola delle famiglie, né scuole per i propri figli”.

Il problema non è, a nostro avviso, quello di contrapporre l’anima alla moneta quanto quello di “ponderare” entrambe ed evitare che il mercato finanziario la faccia da padrone assoluto.

Il capitalismo deve essere umano e non parassitario. Zygmunt Bauman sostiene a ragione che i poteri finanziari che determinano benessere e miseria per milioni di persone si sono costituiti in un dominio extraterritoriale, una terra di nessuno.

La politica di un legislatore che sia sensibile alle pretese normative di una cittadinanza democratica deve trasformare le richieste di solidarietà dei marginalizzati in veri e propri diritti sociali.

Esiste uno stretto nesso concettuale (e reale) tra “giustizia politica” e solidarietà.

L’austerità non produce “di per se” solidarietà, anzi è spesso il contrario se i sacrifici non danno corso ad una redistribuzione a favore dei ceti meno abbienti, senza il filtro di una politica che è spesso clientelare e talvolta corrotta.

Per realizzare quanto sopra esposto bisogna riformulare una costituente per l’Europa. L’Europa ha già perso numerose occasioni per una più compiuta Unione politica. Anzitutto l’abbandono (per la determinazione di alcuni Stati) della Costituzione europea e il ripiegamento nel Trattato di Lisbona con il quale si è riaffermata la sussidiarietà politica dell’Unione Europea.

L’appello di alcuni illustri personalità italiane per la costruzione di un’Europa federale con un’assemblea costituente europea, è da condividere, anche se sembra idealistica nei tempi che viviamo di crisi di identità europea e di egemonia (non condivisibile) della Germania nel contesto dei membri della UE.