Confini del contraddittorio endoprocedimentale.

La Corte di Cassazione ha più volte affrontato il tema dell’operatività del contraddittorio endoprocedimentale in ambito tributario pervenendo ad una tutela differenziata in base al tipo di tributo e alla verifica svolta.

Nell’ordinamento tributario non vi è alcuna norma a portata generale che disciplini il diritto del contribuente a svolgere attività difensiva, attraverso osservazioni o documentazioni, prima dell’emissione dell’atto impositivo. Principio con il quale si renderebbe effettiva la partecipazione del contribuente all’attività di accertamento fiscale svolta dall’Amministrazione

L’art. 12 dello Statuto del Contribuente prevede che il contribuente possa comunicare, entro sessanta giorni, osservazioni e richieste dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo soltanto in caso di accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali. Sulla base di tale prescrizione la Suprema Corte ha evinto l’indispensabilità del contraddittorio per l’emanazione di atti derivanti da verifiche fiscali. In caso di violazione, come affermato dalla recente sentenza n. 701/2019 della Corte di Cassazione, l’atto è nullo e non incombe sul contribuente l’onere della prova della pertinenza delle proprie osservazioni.  

Per tutti gli altri accertamenti aventi ad oggetto tributi non armonizzati le Sezioni Unite, con pronuncia numero 24823 del 2015, hanno statuito che il contraddittorio non è indispensabile, non essendo in vigore una norma ad hoc che lo prescrivi, e pertanto non può dichiararsi l’invalidità dell’atto impositivo allorché non vi sia stata una interazione tra l’Amministrazione e il contribuente. 

L’art. 12, comma 7, della L. 212/2000 non è fonte di un obbligo di contraddittorio a portata generale bensì una tutela esplicitamente prevista per quelle verifiche contraddistinte da un potere fortemente autoritativo dell’Amministrazione, che fa accesso a luoghi in cui si sviluppa l’attività esercitata dal contribuente.

Diversa è invece l’operatività di tale principio per i tributi armonizzati in virtù dell’applicazione delle norme comunitarie. Dall’ordinamento europeo discende un generale obbligo di contraddittorio, pena la nullità dell’atto impositivo. Tuttavia, il contribuente ha l’onere di dimostrare l’utilità delle osservazioni e delle ragioni che avrebbe potuto esporre in relazione al provvedimento dell’Ente.

Avv. Gennaro Nunziato

Coordinatore Commissione Diritto Tributario – Anai Napoli 

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