Nonostante il PCT sia entrato a pieno regime ormai da anni, ancora oggi non vi è un adeguato sistema di sicurezza e periodicamente si verificano attacchi hacker.

Dopo l’interruzione dei servizi telematici che si è verificata nell’aprile 2016 in Calabria e Sicilia per un attacco hacker , con il conseguenziale danneggiamento di alcuni dischi fissi ,della struttura e la congruità del “Date Base Oracle” con l’impossibilità di recuperare facilmente i dati e le informazioni delle copie di Backup, ed in molti  casi della perdita dei dati, il 14 novembre  un nuovo attacco hacker ha messo in ginocchio la giustizia civile italiana.  

I tribunali di tutta Italia sono stati sotto attacco nella settore civile.

Sono stati presi di mira i server della Telecom attivi nel data center che il provider gestisce a Pomezia e sui quali risiedono i dati per la gestione delle PEC di migliaia di magistrati, dei servizi telematici di molti tribunali e del PCT. 

Nelle prime ore del 14 novembre, molti giudici hanno ricevuto il messaggio di alert “sono stati interrotti i servizi informatici per tutti gli uffici giudiziari dei distretti di Corte di Appello dell’intero territorio nazionale” che li avvisava del blocco delle loro caselle di posta elettronica e degli accessi alla piattaforma per il processo civile telematico.

Questo blocco sia pure parzialmente riguarda anche il processo penale telematico. 

A seguito di questo attacco tutti i dati sensibili, custoditi negli archivi informatici, su qualunque processo civile e penale, potrebbero essere stati sottratti , con danni inimmaginabili e con la serie possibilità che questi dati siano finiti in mani criminali.

Inizialmente era stato presentato, per motivi precauzionali, come uno degli “improrogabili ed urgenti interventi sui sistemi informatici” ma immediatamente è scattato una sorta di warning.

Non si è trattato di un disservizio del Ministero, ma di un furto delle credenziali della posta certificata gestita da Telecom. Questo quanto dichiarato da alcuni consiglieri del CSM.

Grande preoccupazione è stata espressa dalla stessa Magistratura 

Il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, ha parlato di «probabile furto delle credenziali delle Pec gestite dalla Telecom» e qualificato l’accaduto come «un episodio allarmante». 

Il probabile attacco informatico ha bloccato l’attività giudiziaria perché, come spiegato dal consigliere Luigi Spina che per primo ha sollevato il problema al Csm «Sono stati sospesi tutti i sistemi operativi che consentono il funzionamento quotidiano della giustizia civile. Il che significa bloccare l’attività giudiziaria perché oggi il processo civile o si fa per via telematica o non si fa e questa non è una scelta del magistrato»

Un blocco di questo tipo «paralizza l’intero mondo della giustizia civile, perché gli avvocati non possono depositare gli atti e i giudici non possono fare i processi, visto che non vedono gli atti né possono redigere verbali» conferma il consigliere Gianluigi Morlini. E se il problema non è stato risolto, nei tribunali civili «oggi non si poteva fare nulla, visto che non esiste più il fascicolo cartaceo». «Sono gravi e frequenti le disfunzioni del processo telematico» dice il consigliere Corrado Cartoni.

Con una pec, i capi degli uffici giudiziari sono stati invitati a cambiare prudenzialmente le password di accesso alle utenze Pec utilizzate dai propri dipartimenti. E sono state bloccate le basi-dati che abbiano qualche connessione con la Pec, a cominciare dal Processo civile telematico (Pct).

Quello che più preoccupa è che l’attacco hacker, lo si è appreso dalla Telecom con una segnalazione  ed il ministero non ne era a conoscenza diretta.

L’attacco informatico sicuramente si è verificato a causa di qualche vulnerabilità presente nei server della Telecom che gestiscono il normale funzionamento della giustizia italiana. Un paradosso, questo, denunciato anche dal sindacato di base USB secondo il quale dice che “è inaccettabile che il flusso informativo della giustizia sia controllato da personale esterno, e che i server gestiti da privati siano ubicati in strutture non ministeriali”.

Già in passato l’ANAI con diversi comunicati dell’allora Presidente Maurizio de Tilla ha denunciato che “non esistono gli archivi digitali centralizzati nei Tribunali e nelle Corti di Appello; mancano i responsabili della conservazione a norma degli atti processuali digitali e dei fascicoli informatici del PCT; le procedure di disaster recovery non sono mai state compiutamente progettate , organizzate e messe in opera; nel repository documentale dove sono allocati tutti i documenti processuali, non è previsto un sistema di backup; un possibile problema al repository, rischia di determinare la perdita irreversibile di tutti gli atti del fascicolo processuale d’ufficio; né tanto meno è prevista la duplicazione in “mirroring” dei server in altra sala server (cosiddetta ridondanza dei sistemi o sala specchio) in modo che, se salta la sala del  server principale, si può attivare immediatamente quella di “riserva”, senza che gli utenti avvertano alcuna interruzione del servizio e senza che si perda un solo dato o informazione”

Dopo le tante denunce fatte nel corso di questi anni, si è proceduto ad adeguare un sistema di sicurezza tale garantire il processo telematico?

Alla luce di quanto accaduto è fuor di dubbio che nel processo telematico non c’è adeguata sicurezza.

L’avvocatura è fortemente preoccupata per questi attacchi hacker, non più casi isolati, che mettono a repentaglio il PCT.

Permane ancora oggi il pericolo della cancellazione dei processi e la sottrazione di tutti i dati sensibili, custoditi negli archivi informatici, relativi sia ai processi civili che penali

Permane a tutt’oggi il pericolo della cancellazione dei processi

Lo Stato è assicurato per i danni e i pregiudizi subiti e subendi da cittadini, avvocati e giudici per il tilt del processo telematico? 

L’ANAI chiede al Ministro della Giustizia garanzie su interventi decisivi in materia di sicurezza ed efficienza del processo telematico e maggiori investimenti nella sicurezza informatica .

Il coordinatore Commissione PCT

Nadia Carnevale

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