In materia di notificazioni, dopo l’introduzione del domicilio digitale, non è più possibile comunicare o notificare presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario davanti al quale pende la lite. Senza eccezioni.

Sul punto la Cassazione con sentenza n. 14914/18; depositata l’8 giungo.

Il caso. Il Tribunale, adito in secondo grado, accoglieva la domanda dell’appellante di risarcimento dei danni subiti dal figlio minore in seguito ad un sinistro stradale; la condanna al pagamento della somma veniva emessa nei confronti dell’assicuratrice, quale impresa designata territorialmente per la gestione del Fondo di Garanzia Vittime della strada.
Contro la decisione di merito l’assicuratrice soccombente ricorre per cassazione, lamentando con il primo motivo di ricorso che il Tribunale erroneamente ha ritenuto valida la notifica dell’atto di appello presso la cancelleria del Giudice di Pace a quo «per essere il relativo difensore domiciliatario patrocinante extra districtum» e non all’indirizzo PEC del difensore ai sensi dell’art. 52 d.l. n. 90/2014 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari).

Obbligo di notifica a mezzo PEC. Ricordano i Giudici di Cassazione che in tema di notificazioni al difensore, in seguito all’introduzione del domicilio digitale, ciascun avvocato deve aver comunicato l’indirizzo PEC al Consiglio dell’Ordine di appartenenza, ai sensi dell’art. 16-sexies d.l. n. 179/2012.
Per queste ragioni «non è più possibile procedere alle comunicazioni o alle notificazioni presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario innanzi al quale pende la lite, anche se il destinatario ha omesso di eleggere il domicilio nel comune in cui ha sede quest’ultimo, a meno che, oltre a tale omissione, non ricorre altresì la circostanza che l’indirizzo di posta elettronica certificata non sia accessibile per cause imputabili al destinatario» (Cass. n. 17048/17).

Comunicazione nei Registri INI PEC e ReGIndE. Precisa, inoltre, la Suprema Corte che nell’ambito dei giudizi civili le parti devono notificare i propri atti presso l’indirizzo PEC risultate dagli elenchi INI PEC ovvero presso il ReGindE gestito dal Ministero della Giustizia; tale prescrizione prescinde dalla stessa indicazione dell’indirizzo PEC ad opera del difensore «trovando applicazione direttamente in forza dell’indicazione normativa degli elenchi/registri da cui è dato attingere l’indirizzo PEC», in virtù, come detto, del suo obbligo di comunicazione all’Ordine, il quale provvede all’inserimento nei registri INI PEC e nel ReGIndE.
In applicazione di quanto detto la Cassazione ha ritenuto nulla la notificazione dell’appello effettuata direttamente ed esclusivamente alla cancelleria del Giudice di Pace, invece che all’indirizzo PEC del difensore della stessa compagnia assicuratrice risultante degli elenchi.
Per questi motivi la Corte ha accolto la prima doglianza e cassato la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale per provvedere alla rinnovazione della notificazione del gravame.

 

 

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 3 maggio – 8 giungo 2018, n. 14914
Presidente Vivaldi – Relatore Iannello

Fatto e diritto

Ritenuto che:
con ricorso affidato a tre motivi, xxxxx. impugna la sentenza in epigrafe del Tribunale di Torre Annunziata che – in accoglimento del gravame interposto da A.A. , nella qualità di genitrice esercente la potestà sul figlio minore ———-, avverso la sentenza del 20 ottobre 2015 del Giudice di pace di Torre Annunziata – ne ha accolto la domanda di risarcimento dei danni subiti dal minore a seguito di sinistro stradale ascritto a responsabilità di conducente di veicolo non identificato, per l’effetto condannando yyyyy, quale impresa territorialmente designata per la Campania alla gestione autonoma del Fondo di Garanzia Vittime della strada, al pagamento della complessiva somma di Euro 6.994,72, oltre interessi e rivalutazione monetaria dalla data del sinistro (25/6/2011) al soddisfo;
resiste con controricorso A.A. ;
la ricorrente ha depositato memoria;
considerato che:
con il primo motivo di ricorso, xxxxxx denuncia la nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360, comma primo, nn. 3 e 4, cod. proc. civ., violazione e/o falsa applicazione degli artt. 125 e 366 cod. proc. civ., come modificati dall’art. 25 legge 12 novembre 2011, n. 183; violazione dell’art. 24 Cost.; per aver il Tribunale erroneamente ritenuto valida la notificazione dell’atto di appello, avvenuta ai sensi dell’art. 82 r.d. 22 gennaio 1934, n. 37, presso la cancelleria del Giudice di pace di Torre Annunziata (per essere il relativo difensore domiciliatario patrocinante extra districtum) e non presso l’indirizzo p.e.c. di detto difensore come imposto dall’art. 52 d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114;
con il secondo motivo, in subordine, la ricorrente deduce la nullità della sentenza, ex art. 360, comma primo, nn. 3 e 4, cod. proc. civ., per ultrapetizione, in violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., per avere il giudice d’appello pronunciato condanna ad un importo superiore a quello specificato dall’appellante nella propria comparsa conclusionale;
con il terzo motivo la ricorrente infine denuncia, in relazione all’art. 360, comma primo, num. 3, cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 139 d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private) nonché violazione dell’art. 185 cod. pen. e dell’art. 2059 cod. civ., per avere il tribunale riconosciuto l’esistenza di un danno biologico permanente in assenza di accertamento obiettivo medico-legale, non essendo stata espletata c.t.u., e inoltre per aver liquidato in aggiunta al danno biologico anche un danno morale, così incorrendo in non consentita duplicazione del risarcimento;
ritenuto che:
sono infondate e vanno disattese le preliminari eccezioni opposte nel controricorso, rispettivamente (in ordine logico) di: a) inammissibilità del ricorso per nullità della procura ad litem in quanto mancante del requisito di specialità, per essere conferita in foglio separato, semplicemente spillato, in assenza di alcuno specifico riferimento alla sentenza impugnata; b) difetto di legittimazione ad impugnare in capo a xxxxxx per essere stata la sentenza emessa nei confronti di yyyyyy;
quanto alla prima è sufficiente ricordare il consolidato orientamento di questa Corte secondo cui “la procura per il ricorso per cassazione è validamente conferita, soddisfacendo il requisito di specialità di cui all’art. 365 cod. proc. civ., anche se apposta su di un foglio separato, purché materialmente unito al ricorso e benché non contenente alcun riferimento alla sentenza impugnata o al giudizio da promuovere, in quanto, ai sensi dell’art. 83 cod. proc. civ. (come novellato dalla legge 27 maggio 1997, n. 141), si può ritenere che l’apposizione topografica della procura sia idonea – salvo diverso tenore del suo testo – a fornire certezza della provenienza dalla parte del potere di rappresentanza e a far presumere la riferibilità della procura medesima al giudizio cui l’atto accede; né la mancanza di data produce nullità della predetta procura, dovendo essere apprezzata con riguardo al foglio che la contiene alla stregua di qualsiasi procura apposta in calce al ricorso, per cui la posteriorità del rilascio della procura rispetto alla sentenza impugnata si desume dall’intima connessione con il ricorso cui accede e nel quale la sentenza è menzionata, mentre l’anteriorità rispetto alla notifica risulta dal contenuto della copia notificata del ricorso” (v. e pluribus Cass. Sez. U. 10/03/1998, n. 2642 e n. 2646; Cass. 19/12/2008, n. 29785);
quanto alla seconda occorre rilevare che la stessa muove da una premessa in fatto – l’estraneità al giudizio di xxxxxxx -smentita da quanto rilevabile dalla sentenza di primo grado e dagli atti del relativo giudizio, dai quali univocamente si trae che: a) la domanda introduttiva fu proposta proprio nei confronti di xxxxxx e non di yyyyyyy.; b) quest’ultima si costituì con comparsa nella qualità di procuratrice speciale della prima, la quale pertanto non può per ciò solo ritenersi aver perduto la qualità di parte sostanziale del processo, come tale legittimata ad impugnare;
il primo motivo di ricorso è manifestamente fondato, con conseguente assorbimento degli altri;
a tal fine occorre osservare che l’art. 16-sexies d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 -articolo rubricato “Domicilio digitale” e introdotto dal sopra citato art. 52 d.l. n. 90 del 2014 – prevede testualmente: “Salvo quanto previsto dall’articolo 366 del codice di procedura civile, quando la legge prevede che le notificazioni degli atti in materia civile al difensore siano eseguite, ad istanza di parte, presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, alla notificazione con le predette modalità può procedersi esclusivamente quando non sia possibile, per causa imputabile al destinatario, la notificazione presso l’indirizzo di posta elettronica certificata, risultante dagli elenchi di cui all’articolo 6-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, nonché dal registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal ministero della giustizia”;
tale norma, dunque, nell’ambito della giurisdizione civile (e fatto salvo quanto disposto dall’art. 366 cod. proc. civ. per il giudizio di cassazione), impone alle parti la notificazione dei propri atti presso l’indirizzo p.e.c. risultante dagli elenchi INI PEC di cui all’art. 6-bis d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell’amministrazione digitale), ovvero presso il ReGIndE, di cui al d.m. 21 febbraio 2011, n. 44, gestito dal Ministero della giustizia, escludendo che tale notificazione possa avvenire presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, salvo nei casi di impossibilità a procedersi a mezzo p.e.c., per causa da addebitarsi al destinatario della notificazione;
in tal senso, la prescrizione dell’art. 16-sexies d.l. n. 179 del 2012 prescinde dalla stessa indicazione dell’indirizzo di posta elettronica ad opera del difensore, trovando applicazione direttamente in forza dell’indicazione normativa degli elenchi/registri da cui è dato attingere l’indirizzo p.e.c. del difensore, stante l’obbligo in capo ad esso di comunicarlo al proprio ordine e dell’ordine di inserirlo sia nel registro INI PEC, che nel ReGIndE;
la norma in esame, dunque, non solo depotenzia la portata dell’elezione di domicilio fisico, la cui eventuale inefficacia (ad es., per mutamento di indirizzo non comunicato) non consentirà, pertanto, la notificazione dell’atto in cancelleria, ma la imporrà pur sempre e necessariamente alla p.e.c. del difensore domiciliatario (salvo l’impossibilità per causa al medesimo imputabile), ma, al contempo, svuota di efficacia prescrittiva anche l’art. 82 r.d. n. 37 del 1934, posto che, stante l’obbligo di notificazione tramite p.e.c. presso gli elenchi/registri normativamente indicati, potrà avere un rilievo unicamente in caso, per l’appunto, di mancata notificazione via p.e.c. per causa imputabile al destinatario della stessa, quale localizzazione dell’ufficio giudiziario presso il quale operare la notificazione in cancelleria;
a siffatta interpretazione non ostano i precedenti richiamati dalla controricorrente (Cass. n. 14969 del 2015 e Cass. n. 22892 del 2015, al quale va aggiunto il più recente Cass. n. 15147 del 2017), che, in tutti i casi considerati (peraltro, Cass. n. 14969 del 2015 riguarda soltanto il giudizio di cassazione), non fanno applicazione dell’art. 16-sexies, citato, ma dell’assetto normativo antecedente alla sua introduzione, là dove, poi, Cass. n. 15147 del 2017 ha cura di precisare proprio l’inapplicabilità al proprio giudizio della norma introdotta nel 2014;
del resto, l’impianto argomentativo anzidetto è a conferma del principio recentemente enunciato da Cass. n. 17048 del 2017, secondo cui: “in materia di notificazioni al difensore, a seguito dell’introduzione del “domicilio digitale”, corrispondente all’indirizzo p.e.c. che ciascun avvocato ha indicato al Consiglio dell’ordine di appartenenza, previsto dal d.l. n. 179 del 2012, art. 16-sexies, (conv., con modif., dalla L. n. 221 del 2012), come modificato dal d.l. n. 90 del 2014 (conv., con modif., dalla L. n. 114 del 2014), non è più possibile procedere – ai sensi del R.D. n. 37 del 1934, art. 82 – alle comunicazioni o alle notificazioni presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario innanzi al quale pende la lite, anche se il destinatario ha omesso di eleggere il domicilio nel comune in cui ha sede quest’ultimo, a meno che, oltre a tale omissione, non ricorra altresì la circostanza che l’indirizzo di posta elettronica certificata non sia accessibile per cause imputabili al destinatario”;
da tutto quanto esposto discende nel caso di specie che, essendo l’art. 16-sexies d.l. n. 179 del 2012 entrato in vigore il 19 agosto 2014 e trovando esso immediata efficacia nei giudizi in corso per gli atti compiuti successivamente alla sua vigenza, in applicazione del principio (non derogato dalla stessa legge n. 114 del 2014 attraverso l’indicazione di una diversa specifica decorrenza della citata norma processuale) del tempus regit actum (tra le tante, Cass. n. 17570 del 2013, Cass. n. 5925 del 2016, Cass. n. 1635 del 2017), la notificazione dell’appello a xxxxxxx., costituitasi nel giudizio di primo grado, proposto da A.A. n.q. avverso la sentenza del Giudice di pace di Torre Annunziata del 20/10/2015, avrebbe dovuto essere effettuata presso l’indirizzo p.e.c. del difensore della stessa compagnia risultante dagli elenchi/registri indicati dallo art. 16-sexies e, soltanto ove impossibile per causa imputabile a detto difensore, allora presso la cancelleria del Giudice pace adito (v. in termini, con riferimento a precedente del tutto analogo, Cass. 14/12/2017, n. 30139);
ne consegue che la notificazione dell’appello effettuata direttamente (ed esclusivamente) presso la cancelleria del Giudice di pace di Torre Annunziata è affetta da nullità, ma non già da inesistenza, essendo quest’ultima configurabile, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile un atto quale notificazione, ricadendo ogni altra ipotesi di difformità dal modello legale, tra cui, in particolare, i vizi relativi all’individuazione del luogo di esecuzione, nella categoria della nullità (cfr. Cass., S.U., n. 14916 del 2016 e Cass. n. 21865 del 2016);
il ricorso va, pertanto, accolto e la sentenza impugnata cassata con rinvio della causa al Tribunale di Torre Annunziata, quale giudice di appello, perché, in applicazione dei principi innanzi enunciati, provveda alla rinnovazione della notificazione del gravame nei confronti di xxxxxxx, oltre che alla regolamentazione delle spese processuali.

P.Q.M.

accoglie il primo motivo di ricorso; dichiara assorbiti i rimanenti; cassa la sentenza; rinvia al Tribunale di Torre Annunziata in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

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