Da Opinione delle Libertà
Di Gerardo Coco
Come Marx diventò politicamente corretto

La fortuna e la longevità di Marx sta, crediamo, nel fatto di aver compenetrato storia (lotta di classe), sociologia (modi di produzione condizionanti la vita) ed economia (plusvalore) al punto di averne fatto una cosa sola in modo che tutti i concetti e le proposizioni importanti della sua dottrina si potessero interpretare da questi tre punti di vista presi insieme. Poco importa se, analizzati separatamente, sono insostenibili senza speranza, l’importante è aver accreditato il tutto con una base morale: la redistribuzione della ricchezza e la giustizia sociale.

Una dottrina che interpretava la storia dal punto di vista delle vittime non poteva che essere accolta come una religione ma il suo piano di salvazione, che prometteva il paradiso nell’al di qua, doveva risolversi in catastrofi storiche come leninismo, stalinismo, castrismo, maoismo et similia, incluso il radicalismo islamico dove però è il clero religioso a guidare il governo a confiscare i beni dei ricchi e nazionalizzare le risorse, sempre per… creare giustizia sociale, la parola d’ordine delle le dittature e dei governi interventisti.

Ma facciamo un passo indietro. Siccome la rivoluzione comunista del 1917 non riuscì a innescare l’internazionalismo proletario come previsto, i teorici marxisti, lungi dal dichiarare fallimento, sottoposero la dottrina a revisione posizionandola dal punto di vista della cultura piuttosto che da quello dell’economia: per diffondere il marxismo bisognava innanzitutto distruggere la cultura occidentale e la religione cristiana. Fra gli autori più significativi di questa operazione culturale bisogna ricordare quelli della cosiddetta Scuola di Francoforte (Max Horkheimer e Theodor Adorno), l’italiano Antonio Gramsci (1891-1937) e l’ungherese György Lukács (1885-1971).

I teorici della scuola di Francoforte resisi conto che il condizionamento psicologico offriva uno strumento più potente della filosofia, cercarono di fondere la lotta di classe con la psicoanalisi. Sia Marx che Freud avevano sostenuto che l’uomo è determinato da forze nascoste rappresentate, per il primo, dalle forze produttive, per il secondo, dall’inconscio. Poiché entrambe danno un’immagine illusoria e contraffatta della realtà, la coscienza dell’uomo è “falsa coscienza” che per Marx genera alienazione, per Freud, nevrosi. Ora come il capitalismo opprimeva la classe operaia, la cultura occidentale reprimeva psicologicamente la borghesia. “Liberare” tutti da queste oppressioni è stato uno dei principali obiettivi del marxismo tradotto in termini “culturali”.

Gramsci, avendo anche lui capito che la rivoluzione non sarebbe mai partita dal proletariato elaborò la strategia della “lunga marcia attraverso le istituzioni” con l’obiettivo di sovvertire dall’interno la cultura e la morale individualistica giudaico-cristiana responsabile di reprimere il desiderio di rivolta delle classi oppresse. Gramsci contribuì non poco a dare il potere agli intellettuali marxisti permettendo loro di prendere il controllo delle università, dei media, del sistema legale, della scuola.

Lukács, ex vice commissario per la cultura del regime bolscevico in Ungheria, affrontò il problema chiedendosi: “Chi ci salverà dalla civiltà occidentale?” e la sua risposta fu: il “terrorismo culturale” (la politica di sopprimere i valori socialmente riconosciuti, ripresa ai nostri tempi dall’Isis) che doveva iniziare introducendo nelle scuole l’istruzione sessuale come primo passo per distruggere la morale tradizionale e il credo cristiano.

L’ultimo, influente “guru” del revisionismo marxista fu Herbert Marcuse (1898-1979) sociologo di Harward e legato alla Scuola di Francoforte. Secondo questo socialista-freudiano padre della controcultura e della contestazione che scrisse libri di grande successo (L’uomo a una dimensione, Eros e Civiltà), oggi terribilmente datati, la storia non è determinata, come afferma il marxismo classico, da chi possiede i mezzi di produzione ma da gruppi, definiti come uomini, donne, razze, religioni, ecc. con il potere e il dominio su altri gruppi. Alcuni di questi, in particolare i maschi bianchi, erano etichettati come “oppressori”, mentre altri gruppi venivano definiti “vittime” automaticamente buone, indipendentemente dal comportamento e responsabilità individuale. Quindi, alla domanda chi doveva fare la rivoluzione? Marcuse rispose: gruppi di studenti, uomini di colore, donne femministe e omosessuali e così via. Marcuse e i predecessori avevano covato il “politicamente corretto”.

Nei primi anni Sessanta la protesta contro la guerra del Vietnam e contro la segregazione razziale diede a Marcuse l’opportunità storica di iniettare la sua dottrina nella generazione dei baby boomers (i nati tra il 1945 al 1964) per liberarli dai meccanismi della repressione sociale soprattutto con un arsenale di slogan tra cui i più famosi furono: “L’immaginazione al potere”, e “Fate l’amore non la guerra”.

Tali furono le premesse del Sessantotto, il movimento di protesta globale di cui, insieme al bicentenario di Marx, ricorre il 50esimo e che diventò un’escalation mondiale di conflitti sociali e ribellioni popolari contro le élite militari e politiche. Il movimento si esaurì pochi anni dopo quando scoppiò la prima grande crisi energetica e il marxismo ortodosso, sulla via del tramonto definitivo, diventava un’ideologia terzomondista. In Occidente, invece, stava maturando la nuova variante ideologica.

All’inizio pareva un’innocua ipocrisia verbale tesa a dare, a tutti i costi, sul piano formale, dignità alle diversità sociali ed etniche esistenti ma si trattava di una vera e propria ideologia totalitaria. Si trattava del “politicamente corretto” (Pc). Perché è marxismo? Innanzitutto “corretto” nel vocabolario marxista-leninista indica la linea ideologica “giusta” e questa linea nel Pc è l’imposizione di una visione di una “società senza classi”, una società non solo di pari opportunità, ma egualitaria. Insomma, secondo il Pc devono sparire tutte le differenze e a tal fine, cerca di modificare tutte le regole, formali e informali, che guidano i rapporti tra persone e istituzioni. Il Pc definisce tutte le minoranze come vittime virtuose: musulmani, donne femministe, omosessuali, mentre i cristiani di varie etnie come malvagi. Come il marxismo è espropriazione attraverso tasse sempre crescenti per risarcire e mantenere le “vittime”. Il Pc vuole cambiare il comportamento, il pensiero e soprattutto le parole che usiamo affinché si possa cambiare la realtà. Infatti, mentre per il marxismo classico l’analisi è economica, per il nuovo marxismo l’analisi è linguistica cioè “decostruzione”. La decostruzione “dimostra” che qualsiasi “testo”, passato o presente, illustra l’oppressione di gruppi: musulmani, donne, omosessuali, ecc..

Il politicamente corretto è la sopraffazione della parola sulla realtà e pertanto serve a sopprimere immediatamente punti di vista diversi. Nulla poteva servire meglio ai nuovi marxisti odierni, politici e intellettuali, per imporre la propria visione della società e, ai governi, per imporre un modo di pensare unico e far sentire i dissidenti dei reprobi. Chiunque si allontana dai dettami di questa ideologia cessa di essere membro dell’establishment.

I commentatori per i quali ogni crisi economica, seguendo Marx, è crisi del capitalismo, si sbagliano di grosso. Perché l’economia non è affatto dominata dal capitalismo industriale, il regime di cui il filosofo prevedeva la fine, ma è dominata dal capitalismo politico-finanziario-assistenzialistico che origina dal nuovo marxismo. Quello classico è morto da un pezzo e il politicamente corretto ha riempito i suoi panni. Il medium è cambiato, ma il messaggio è lo stesso: una società di egualitarismo radicale imposto dal potere dello Stato. È questo il sistema che sta per collassare.”

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