Non si deve più vivere irresponsabilmente all’insegna dell’eccesso. Troppo di tutto: troppa produzione, troppo consumo, troppa dotazione dei prodotti, troppa obsolescenza, troppo scarto e, insieme, troppe disuguaglianze, troppo saccheggio di risorse naturali, troppo inquinamento di ogni genere (biochimico, ambientale, visivo, acustico).

Così ha scritto Serge Latouche, nel volume “Breve trattato sulla decrescita serena e come sopravvivere allo sviluppo”.

Dobbiamo sopravvivere allo sviluppo e al consumismo

Dobbiamo sopravvivere allo sviluppo e al consumismo

Appare necessario porre fine alla predazione. Siamo diventati dei tossicodipendenti della crescita che non è una semplice metafora, ma un fenomeno polimorfo.

L’iperconsumo dell’individuo contemporaneo “turbo consumatore” non alimenta una felicità reale. Bisognerebbe riscoprire la saggezza della lumaca che ci insegna la necessaria lentezza e costruisce la delicata architettura del suo guscio aggiungendo uno dopo l’altra delle spire sempre più larghe, poi smette bruscamente e comincia a creare delle circonvoluzioni stavolta decrescenti.

L’unico rimedio è, quindi, la decrescita, passando dalla fede nel dominio sulla natura alla ricerca di un inserimento armonioso nel mondo naturale.

È d’obbligo sostituire l’atteggiamento del predatore con quello del giardiniere.

Maurizio de Tilla

(Presidente ANAI)

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