L’esperienza della discrezione è del tutto diversa da quella dell’ammirazione e della fascinazione, poiché, più che un trasferimento della propria volontà su quella altrui, è una sospensione della nostra spontanea attribuzione della volontà a figure individuali. Non sono più le “anime di fuoco”, le “anime senza riposo”, per riprendere espressioni stendhaliane, ad avere importanza, ma realtà prepersonali e preindividuali: gesti, sorrisi, relazioni taciute, silenzi che scivolano sotto le parole. 

L'esperienza della discrezione in un mondo ultra-sorvegliato

L’esperienza della discrezione in un mondo ultra-sorvegliato

Rievocando i Greci, Pierre Zaoui, ne “L’arte di scomparire”, fa riferimento ai tempi prima di Platone in cui gli antichi inventarono un magnifico culto delle apparenze, privo di profondità, privo di secondo piano, senza retromondo: bellezza pura, senza altra giustificazione che se stessa. Ma ciò che è nel tempo cambiato è che questo mondo delle apparenze si è ritratto in un gioco di immagini di sé privo di bellezza e della profondità infinita. Gli eroi antichi e classici non erano proiezioni di sé e lasciavano sullo sfondo la vita ordinaria senza sorveglianza.

Gli eroi moderni incarnano ora i fantasmi di onnipotenza di chi sogna solo di apparire, ora la fuga paranoica di chi non riesce più a sopportare di essere visto in un mondo che non conosce più ombra, né nascondiglio, né territorio non sorvegliati.

Maurizio de Tilla

(Presidente ANAI)

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