La dignità ha preso il posto della felicità, al centro e come fulcro del costituzionalismo attuale. La nostra Costituzione nomina la dignità a diversi propositi. La Legge fondamentale tede­sca inizia proclamandola “intangibile”. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1948 si apre con la considerazione che “il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.

Non c’è Costituzione o Dichiarazione internazionale sui diritti umani che, oggi, non renda omaggio alla dignità umana. La Carta dei dirit­ti fondamentali dell’Unione europea del 2000 inizia, per l’appunto, dalla dignità inviolabile, sviluppandola in dirit­to alla vita, divieto della pena di morte e diritto all’integri­tà della persona.

Le giurisprudenze delle Corti costituzionali e delle giurisdizioni sovranazionali abbonda­no di riferimenti a questo concetto.

La dignità, come valore attuale, richiama poi tutti alla responsabilità verso tutti.

La dignità è indivisibile. La dignità non ci può essere senza reciproco e uguale riconoscimento. Ma la dignità è spesso solo una parola.Milioni di esseri umani, nei luoghi di carestia e di guerra, nascono e muoiono frettolosamente, passano e anche solo una piccola “orma” non lasciano. Come se neppure siano venuti al mondo. La dignità d’un essere dovrebbe implicare, come minimo, che ci si accor­ga della sua esistenza, ch’egli possa lasciare una traccia del suo passaggio nella società, non fosse altro che nel ricordo che ne conservino i suoi simili, a incominciare dai suoi famigliari. Anche se le grandi proclamazioni non lo contemplano, questo “accorgersi di lui” come persona, e non solo come numero impersonale adatto solo a entrare in qualche statistica, non è forse il diritto “più fonda­mentale” di tutti gli altri diritti? Se non in teoria, almeno in pratica, l’atteggiamento che prevale nel nostro mondo ricco, civile e sviluppato non è forse quello fatalista di chi pensa: la dignità è una bella cosa ma bisogna potersela permettere, ma non tutti possono?

(Gustavo Zagrebelsky – Mosca cieca)

Maurizio de Tilla

(Presidente A.N.A.I.)

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *