Nel Paese in cui la giustizia non fun­ziona e i processi durano un’eternità e si dice addirittura che sia finita la giustizia civile, la giustizia ha emesso una sentenza in cui si costringe una coppia a pagare una mul­ta salata perché il cane ha ab­baiato una manciata di secon­di più del consentito. E non è una barzelletta, è un fatto verissimo, è la vita quotidiana degli italiani che si lascia do­cilmente colonizzare dai ten­tacoli giudiziari. Anche una donna che aveva steso i panni dal balcone al di sotto della soglia concordata con l’appartamento sottostante ha dovu­to pagare il conto con la giu­stizia: anche questa non è una barzelletta, è vita vera Italiana. Siamo un Paese litigioso che si lamenta sempre delle inva­sioni di campo della magistra­tura, ed è vero. Ma che con­temporaneamente chiede ai giudici dì decidere sempre, sia sulle inezie che sulle cose importanti. E dove il giudice deve dire la sua su ogni aspet­to della vita associata, come se la strada, la vita della strada, fosse stata sostituita da un’au­la di tribunale, nel rigore gri­gio e freddo di un libro di giurisprudenza. «Un giorno in pretura» non è solo il titolo di un film meraviglioso, ma è la profezia dell’Italia nei primi decenni del Duemila dove si compie quella distorsione che in America avevano ribattez­zato con termine difficile «giuridicizzazione» di ogni atomo della vita sociale. (Pier Luigi Battista – Sul Corriere della Sera)

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