di Bruno Ferraro – Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione

Fra i problemi irrisolti di ordinamento giudiziario, quelli emersi negli ultimi tempi si impongono con caratteristiche di priorità e meritano una riflessione. Assenza di effettivi controlli sull`operato dei magistrati, in particolare su quelli inquirenti. Il cittadino ha il diritto di chiedere le ragioni della lentezza della giustizia, quando (caso Scazzi) le motivazioni della sentenza vengono depositate a distanza di oltre un anno dalla pronuncia con conseguente paralisi del diritto delle condannate a coltivare il ricorso per Cassazione; ovvero quando in molti casi i tempi si allungano fino a far maturare la prescrizione, che costituisce la peggiore sconfitta per la giurisdizione. Il ministro dispone di poteri ispettivi, il Csm è titolare della potestà disciplinare: perché non li esercitano e perché disfunzioni e ritardi non vengono sanzionati? Assenza di controlli sugli autori di reato quando sono soggetti pericolosi e ad alto tasso di recidivanza. Prendiamo il caso dell`immigrato egiziano che insegue e tenta di palpeggiare una ragazza: fermato dalla polizia, viene rimesso in libertà dal giudice con il divieto d`incontro con la ragazza molestata, nonostante che i due abitino sullo stesso pianerottolo. O il caso del dirigente di un ufficio tributario, assolto dal Tribunale di Palermo dall`accusa di molestie sessuali in danno di due colleghe a lui subordinate, sul rilievo che l`imputato «agì per gioco e senza trarne appagamento sessuale», ponendo in essere il proprio comportamento «per immaturità» ( a 65 anni suonati!). Prendiamo il caso di due ladri rom spediti ai domiciliari, da scontare nel camper in cui vivono col solo obbligo di firma, o il caso ultimo di un giovane colpevole di aggressioni in danno di passanti, non trattenuto in carcere ma spedito senza accompagnamento in una comunità da lui ovviamente mai raggiunta. Come può il cittadino il cittadino rimanere impassibile?

Secondo problema irrisolto quello dei troppi magistrati fuori ruolo, che si sono dati o si danno alla politica senza che ne vengano influenzati il loro status e la libertà di riprendere le proprie funzioni a distanza di anni o lustri dal loro ingresso in politica. In una inchiesta de II Tempo dell`agosto 2016, “Giustizia e carriere parallele: il fascino indiscreto della magistratura”, si citano 819 magistrati che almeno una volta hanno dismesso la toga, talora senza ricorrere ad un`aspettativa (e quindi con doppi stipendi), la cui assenza dalle aule giudiziarie è costata 4553 anni di lavoro. Nomi noti e non passano dai Tribunali alla politica con comprensibile sconcerto di quanti si trovano ad essere giudicati da magistrati prima conosciuti per le loro diverse idee politiche. Comportamenti, a mio avviso, non in linea con la nostra Costituzione: se fosse vero, che si aspetta ad intervenire? In compenso, il governo Renzi ha ritenuto necessario, a fine agosto, intervenire con un provvedimento d`urgenza, avversato dall`Anm, per trattenere in servizio un altro anno i magistrati che sarebbero dovuti andare a riposo a dicembre 2016. Forse, ad una certa età, i magistrati sarebbero più utili come maestri e formatori delle nuove leve, piuttosto che come “produttori” di provvedimenti. Ma come si fa a non giudicare illegittima, inopportuna e contraria ai principi costituzionali, una proroga che riguarda solo i magistrati della Cassazione e non anche i coetanei che, con la stessa anzianità di carriera operano negli uffici di merito? Legge chiaramente discutibile e in contrasto con il principio costituzionale di eguaglianza: legge che non esito a definire ad personam, visto che interessa i vertici dell`ordinamento giudiziario altrimenti collocabili a riposo per limiti di età.

 

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