Dopo la sentenza Torreggiani del 2013, emessa dalla Corte europea dei diritti dell`uomo che ha costretto l`Italia a elargire sconti di pena o risarcimenti ai detenuti in condizioni di sovraffollamento, la Cassazione si schiera ancora in favore di condizioni carcerarie meno anguste. In particolare, la Suprema Corte ha accolto il ricorso di un detenuto che ha protestato contro la decisione del magistrato di sorveglianza del Tribunale di Perugia che aveva giudicato in linea con i parametri il calcolo dello spazio minimo vitale comprendendovi anche il letto a castello. «Per spazio minimo individuale in cella collettiva- si legge invece nella sentenza – va intesa la superficie della camera detentiva fruibile dal singolo detenuto ed idonea al movimento, il che comporta la necessità di detrarre dalla complessiva superficie non solo lo spazio destinato ai servizi igienici e quello occupato dagli arredi fissi ma anche quello occupato dal letto».

 

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