di Carlo Nordio

Sab. 19 – Il bilancio dell`attività di governo sulla giustizia può essere diviso in tre voci: negative, inutili e positive. Per la prima volta, dopo molto tempo, le ultime prevalgono sulle prime. L`esordio era stato traumatico, e lasciava presagire le conseguenze più funeste. Con un decreto legge, per definizione necessario e urgente, erano stati rottamati i magistrati ultrasettantenni, decapitando e paralizzando gli uffici giudiziari. Il decreto non solo non era necessario, visto che non portava nessun beneficio né occupazionale né economico, ma nemmeno urgente, tant`è vero che ha avuto un`efficacia differita ed è stato prorogato più volte. Ora sembra che Renzi abbia compreso l`errore e stia procedendo ad un ravvedimento operoso. Speriamo bene. Ma le conseguenze negative rimangono.

Le attività inutili sono rappresentate da quella serie di leggi, istitutive di nuovi reati e aggravanti le pene, che servono solo a manifestare una teorica buona volontà. Valga per tutti l`omicidio stradale: non è servito a diminuire il numero degli incidenti, e ha introdotto una sproporzione sanzionatoria di dubbia ragionevolezza. Questo difetto ha radici profonde: si dà al popolo la libbra di carne che il popolo richiede, nella contingenza di un evento a forte impatto emotivo. Le intenzioni saranno anche buone, ma le armi sono spuntate. Tuttavia in politica non contano le intenzioni, ma i risultati. E quelli positivi non sono affatto pochi: la riduzione dei tempi dei processi civili e penali e delle relative pendenze: un miracolo in cui non credeva quasi nessuno; la diminuzione del numero dei detenuti, senza pregiudizio della sicurezza; la razionalizzazione delle risorse, e compatibilmente con la crisi finanziaria anche un lieve aumento; radicali riforme dei codici penali, interrotte purtroppo dalla fibrillazione referendaria; e infine un coraggioso, ancorché insufficiente, nuovo approccio alle intercettazioni e alla loro divulgazione. Ma soprattutto è cambiato l`atteggiamento culturale su due problemi cruciali: il carcere, che non è più visto come strumento elettivo di sanzione, e la corruzione, che si mira a prevenire prima ancora che reprimere. La semplificazione delle procedure con il nuovo codice degli appalti e l`eccellente lavoro dell`Anac di Cantone sono l`espressione dell`unica strategia vincente: che il corrotto, prima ancora che punito, va disarmato e reso inoffensivo.

 

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