Sono diminuite le competenze concorrenti tra Stato e Regioni. Ma rimane inspiegabilmente la clausola di supremazione dello Stato.

Ciò che è stato definito il punto più critico della ri­forma del riparto delle competenze legislative è costituito dall’introduzione (all’art. 117, quarto comma) della cosiddet­ta «clausola di supremazia», in base alla quale, su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva delle Regioni quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale.

Essa è stata accostata a disposizioni che, in altri ordina­menti, prevedono, in effetti, la possibilità, per lo Stato (o, più precisamente, per la Federazione), di legiferare in luogo delle Regioni (o meglio degli Stati membri) in determinati ambiti e a determinate condizioni. Ciò avviene, ad esempio, in Germania, dove, però, è possibile, soprattutto dopo la re­visione costituzionale del 2006, limitatamente a determinate materie (nel caso esplicitamente indicate tra quelle di com­petenza concorrente) e a determinate condizioni (in partico­lare solo se e in quanto sia richiesto per la realizzazione di equivalenti condizioni di vita nel territorio federale o per il mantenimento dell’unità giuridica o economica nell’interes­se del complessivo ordinamento statale), evitando così una totale e incondizionata prevalenza della legislazione federale rispetto a quella dei Länder.

Non sembra che lo stesso sia destinato ad avvenire nel caso italiano, dove è stata rimessa al Governo (espressione del potere centrale per eccellenza) la decisone di proporre l’intervento di una legge statale quando questi reputi che lo richieda l’unità giuridica o economica della Repubblica o l’interesse nazionale. Questa clausola sembra in grado di manomettere l’intero riparto costituzionale delle competenze, consentendo sem­pre al Governo di azionare una gru capace di spostare in Parlamento ciò che, secondo i criteri ordinari, dovrebbe es­sere di competenza regionale.

Peraltro, la genericità dei presupposti renderebbe diffi­cile anche l’eventuale sindacato della Corte costituzionale circa l’utilizzo di questa possibilità, esponendo a ulteriore repentaglio ogni criterio di ripartizione delle competenze.

L’unica minima garanzia introdotta sarebbe stata quella di affidare al Senato, in cui le Regioni dovrebbero essere – più o meno – rappresentate (seppure con tutti i limiti evi­denziati), un ruolo forte, consentendo alla Camera di vince­re la sua opposizione rispetto a una legge approvata in virtù della clausola di supremazia soltanto con una maggioranza assoluta (meglio sarebbe stato se qualificata). Tuttavia il ruolo del Sena­to, da questo punto di vista, è stato indebolito prevedendo che la Camera possa superarne l’opposizione solo a mag­gioranza assoluta, ma alla condizione che anch’esso si sia espresso in proposito a maggioranza assoluta.

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