La novità piò importante della riforma circa lo status dei senatori riguarda la circostanza che i futuri senatori svolgeranno una doppia funzione: Sindaco o consigliere regionale e senatore. Ciò impo­ne di considerare uno dei due incarichi alla stregua di un “dopolavoro”. In ogni caso la situazione che si viene a creare può costituire una difficoltà nel concreto funzionamento dell’attività del Senato, da parte di membri che in larga misura sa­ranno impegnati nell’ambito degli enti di provenienza. Per questa ragione, le modalità di svolgimento dei lavori del Senato richiederanno un’or­ganizzazione che possa consentire ai senatori di svolge­re in modo adeguato le loro funzioni anche all’interno delle autonomie regionali o locali, specie tenendo conto che – con una novella introdotta alla fine dell’art. 64 – si stabilisce che ‘T membri del Parlamento hanno il dove­re di partecipare alle sedute dell’Assemblea e ai lavori delle Commissioni”. Previsione in verità assai singolare, ancorché riferita ad entram­be le Camere: per un parlamentare, intatti, il dovere in questione dovrebbe ritenersi implicito, come dovrebbe avvenire per una qualsiasi persona cui sono state affida­te funzioni pubbliche. Forse che si dovrebbe prevedere in Costituzione che un Sindaco deve partecipare alle riunioni della Giunta comunale, o un Presidente di Re­gione a quelle della Giunta regionale, o che un Prefetto, un Questore e un magistrato debbano andare in ufficio quando vi sono attività che li riguardino (e così via)?

Ciò detto, va osservato che stabilire che i senatori dovranno parteci­pare ai lavori del Senato, in forza di un obbligo costitu­zionalmente sancito, potrebbe significare che, dovendo scegliere a quale funzione dare la precedenza, essi do­vranno preferire il Senato al loro Comune o alla loro Regione. Il che significa, logicamente, che le modalità di svolgimento dei lavori del Senato risulteranno deci­sive, per consentire ai sindaci/senatori o ai consiglieri/senatori di potersi dedicare, almeno in parte, anche al mandato per cui sono stati eletti dai cittadini.

Con riguardo al “doppio incarico” dei sena­tori, va segnalata la previsione del nuovo art. 63, com­ma 2: in essa si prevede che “il regolamento stabilisce in quali casi l’elezione o la nomina alle cariche negli organi del Senato della Repubblica possono essere li­mitate in ragione dell’esercizio di finzioni di governo regionali o locali’. In sostanza, con tale previsione si rinvia al regolamento l’individuazione delle cariche in­terne al futuro Senato che saranno incompatibili con il ruolo che alcuni senatori svolgeranno a livello regionale o locale. Tuttavia il richiamo a “funzioni di governo”, se strettamente inteso, dovrebbe riguardare (soltanto) i sindaci ed eventualmente quei consiglieri che siano an­che assessori o presidenti di giunta; mentre, sul versan­te del Senato, essa potrà riguardare i ruoli di Presidente del Senato, vice Presidenti, Presidenti di commissione, e così via.

In ogni caso, la nuova composizione del Senato ren­derà necessaria un’organizzazione dei lavori che con­senta la compatibilità del doppio incarico dei senatori: ad esempio potrà realizzarsi una situazione analoga a quella del Parlamento europeo, con sessioni defini­te (una decina l’anno, di tre o quattro giorni ciascu­na), magari precedute da un lavoro nelle commissioni. In ogni caso potrà risultare necessario un coordinamento tra il calendario del Senato e quello dei Consigli regionali: o comunque risulterà opportuno che il calendario del Senato venga definito con un certo margine di anticipo e di certezza, così da consentire ai Consigli regionali di organizzare i propri lavori di conseguenza.

 

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