Il decreto “ad Canzio”, dal nome del presidente della Cassazione e primo beneficiario, doveva passare senza se e senza ma ed è passato. Con la fiducia, la numero 59. Ieri pomeriggio l`ok definitivo del Senato alla conversione del decreto legge di fine agosto voluto da Matteo Renzi, accettato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che sancisce la disuguaglianza dei magistrati, in barba alla Costituzione (articoli 3 e 107). Come hanno detto il Csm, l`Anm, il sindacato delle toghe, e la commissione Affari Costituzionali.

L`ANM ieri sera ha ribadito che il provvedimento è “di dubbia costituzionalità” e che è “un grande passo indietro” per il settore Giustizia. In queste ore la Giunta sta valutando se annullare l`incontro con Renzi e Orlando, previsto per lunedì prossimo: appena l`altro ieri aveva lanciato un appello al governo perché rinviasse ogni decisione sul decreto a dopo il vertice. Ma, evidentemente, l`esecutivo non dà peso ai rappresentanti dei magistrati, le recenti dichiarazioni lusinghiere di Renzi sul presidente Piercamillo Davigo restano parole.

Secondo la nuova normativa hanno diritto a un anno di proroga dalla pensione i soli vertici della Cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti che non abbiano compiuto 72 anni di età entro il 31 dicembre. Coincidenza vuole che il presidente della Cassazione Giovanni Canzio compirà 72 anni il primo gennaio 2017.I sì sono stati 159, 24 i no, un astenuto. M5s e Forza Italia non hanno partecipato al voto. Ad annunciare la fiducia la ministra Maria Elena Boschi mentre il guardasigilli Orlando era in tv, a La7, a perorare il Sì al Referendum. Alla Camera era filato tutto liscio ma al Senato, dove i numeri della maggioranza sono sempre sul filo di lana, il voto era a rischio. Felice Casson, indipendente del Pd venerdì presenta in commissione l`emendamento per cancellare dal decreto legge, che contiene anche altre disposizioni, le norme “ad Canzio”, M5S, Forza Italia e Lega si dicono pronti a

votarli. Paura della maggioranza del Pd che lunedì sera, con molte assenze dell`opposizione, contrariamente a quanto previsto dal calendario, mette al voto le modifiche, che vengono bocciate. Ma Casson, con il collega di partito Ricchiuti, martedì ripresenta gli emendamenti in Aula. Il governo si prende 24 ore di tempo per decidere cosa fare anche perché Renzi è impegnato nella sua campagna referendaria alla Casa Bianca. Ieri, viene lanciato il paracadute, la fiducia, ignorando in maniera plateale l`Anm.

IL SINDACATO delle toghe si era schierato contro il decreto legge non solo per la norma “ad Canzio” ma anche perché prevede la riduzione aun anno del tirocinio per i magistrati e aumenta, in corso d`opera, da 3 a 4 gli anni dopo i quali un magistrato può chiedere di trasferirsi. Lo sciopero sembra più vicino. La decisione sarà presa il 28 ottobre dal cosiddetto parlamentino dell`Anm. Ma intanto ieri la Giunta ha pure puntualizzato di essere stata “ignorata” e si è detta “disorientata” per la fiducia e per il voto “in tutta fretta”. ANTONELLA MASCALI

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *