ROMA. Più trasparenza, con la possibilità per i cittadini di seguire in streaming le sedute di nomina degli incarichi direttivi. Più efficienza, più collegialità e meno spazio alle «logiche correntizie». Sono le linee guida e, insieme, gli obiettivi ambiziosi del nuovo regolamento interno del Consiglio superiore della magistratura, approvato ieri, con 18 sì e 7 astenuti, nel corso di un plenum straordinario presieduto dal capo dello Stato Sergio Mattarella (che, come da tradizione, non ha partecipato al voto). Per Mattarella, la riforma potrà garantire «maggiore efficienza e tempestività» ai lavori del Csm, che ha un ruolo difficile, «spesso poco compreso» ma «fondamentale» nel quadro della nostra democrazia costituzionale, visto che si tratta di un organo chiamato a «tutelare al meglio l`autonomia e indipendenza della magistratura» e che sempre deve porre al centro delle proprie scelte di amministrazione «gli obiettivi della funzionalità e della qualità della giurisdizione». Con l`approvazione di ieri il processo di autoriforma, avviato con la circolare sugli incarichi direttivi, «si è compiuto, ora si apre la sfida del suo svolgimento», osserva il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, convinto che le nuove regole porteranno a un «cambiamento irreversibile», che trasformerà Palazzo dei Marescialli in una «casa di vetro».

La seduta di ieri è giunta dopo un anno di lavoro, con 7 riunioni di plenum in cui erano state discusse le singole norme e 91 emendamenti (di cui una quarantina approvati). Il regolamento, composto da 90 articoli, contiene norme innovative, a partire da quelle sulla procedura per la nomine di incarichi direttivi. Finora la prassi era quella del voto «a pacchetto», che favoriva gli accordi a tavolino e la logica del do ut des fra le varie correnti della

magistratura: ora il voto dovrà essere sui singoli nomi, con un ballottaggio in caso di più candidati.

Altra novità è quella della possibilità di seguire pubblicamente (attraverso la trasmissione di audio e video in streaming) le sedute delle commissioni in cui si discute la scelta dei capi degli uffici giudiziari, se richiesto da un terzo dei componenti. Sul testo manifestano scetticismo i 7 astenuti: i “togati” di Magistratura indipendente Claudio Galoppi, Luca Forteleoni e Lorenzo Pontecorvo; i “laici” di centrodestra Antonio Leone, Elisabetta Casellati e Pierantonio Zanettin e il togato Aldo Morgigni, rappresentante di Autonomia e indipendenza (la corrente che fa riferimento al presidente dell`Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo). Per Galoppi, la riforma «doveva mostrarsi più coraggiosa», mentre per il “laico” (in quota Ncd) Leone, il nuovo regolamento «rischia di essere solo una mano di vernice su un oggetto vecchio». Dal canto loro i due relatori del testo, Renato Balduzzi ed Ercole Aprile, difendono il risultato: «Da quarant`anni, ogni consiliatura tentava questa riforma, ma per un motivo o per un altro ci si fermava-ricorda Balduzzi. L`ultima profonda revisione era del 1976. Arrivare ad avere una maggioranza così ampia, come l`abbiamo avuta oggi, era impensabile».

Ora la vera sfida è far sì che le nuove regole, approvate sulla carta, trionfino quotidianamente sulle vecchie logiche. Lo lascia intendere il primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio, invitando l`Anm a non considerare il Csm «terreno di conquista» o «scena di una perenne competizione elettorale tra le varie correnti». E lo ribadisce lo stesso Legnini: «Non penso che la riforma del regolamento possa far sparire le correnti, non è questa la finalità conclude -. Penso che le correnti, e ciascuno dei consiglieri, avranno un onere in più da oggi: dare conto delle loro idee, delle loro proposte, dei loro voti, dei loro comportamenti». VINCENZO R. SPAGNOLO

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