Svolte Il punto sulla conciliazione a tre anni dalla legge
Sempre più spesso i magistrati propongono la via breve. Ma resta ancora una nicchia…
Q uanto vale la mediazione civile? E quanto è davvero utile a velocizzare la macchina della giustizia italiana? 
Dopo tanti anni di dibattiti, e feroci contrapposizioni, gli schieramenti restano e le opinioni continuano a divergere. Intanto però sono passati tre anni dall’entrata in vigore della legge che ha riformato la mediazione (decreto legge 69/2013) e che ha ripristinato l’obbligo di tentarla in alcune controversie civili prima di presentarsi in tribunale.
In realtà il testo normativo di tre anni fa (oltre a ripristinare l’obbligatorietà che era stata cancellata dalla Corte costituzionale nel 2012) ha aumentato il potere dei magistrati di spingere le parti a tentare la via conciliatoria prima di presentarsi in aula. Una prassi accentuatasi nell’ultimo anno al punto che si sta applicando la mediazione anche in secondo grado, in Corte d’appello.
Gestione guidata 
Ma i magistrati non si stanno più limitando soltanto a ordinare la mediazione, ma stanno sempre di più prendendo la gestione della procedura specie quando la controversia coinvolge la pubblica amministrazione, le banche, le assicurazioni, tutti soggetti storicamente più restii a partecipare alla procedura. Quest’ultimo è un dettaglio non indifferente, considerato che resta ancora alta la percentuale di assenteismo. I mediatori sostengono con forza che, quando applicata correttamente, anche la procedura ordinata dal giudice può contribuire a ridurre in misura considerevole il numero delle cause pendenti
Non a caso, i dati relativi ai primi due anni di sperimentazione del nuovo modello di mediazione (settembre 2013-dicembre 2015) dimostrano che quando le parti superano il primo incontro, ossia quando la mediazione si svolge effettivamente, l’accordo si raggiunge nel 43,5% dei casi. Inoltre, è palese l’effetto deflattivo della mediazione sulle nuove iscrizioni al ruolo nelle materie oggetto di condizione di procedibilità diminuite del 16% rispetto a un calo generale dell’8% nelle altre materie del civile. Con l’introduzione della facoltà per il giudice di disporre l’esperimento di un tentativo di mediazione le procedure così avviate sono in crescente aumento e hanno raggiunto nel 2015 il numero di 18.062. Nonostante il buon progresso, il numero totale rappresenta meno dell’1% rispetto agli oltre 4 milioni di procedimenti pendenti.
Le proposte 
Alla luce dei nuovi risultati e «dell’alleanza» con una larga parte della magistratura, gli organismi di mediazione chiedono un nuovo scatto in avanti.
In particolare la proposta è quella di estendere i benefici dell’istituto, ad esempio, alle controversie di competenza del Tribunale delle imprese e, più in generale, a quelle di fonte contrattuale, così da coprire almeno un terzo del contenzioso ordinario. Attualmente, infatti, la percentuale del contenzioso civile che passa obbligatoriamente per il primo incontro di mediazione è solo l’8% (circa 200 mila procedure all’anno, rispetto a oltre 2,7 milioni di procedimenti di cognizione ordinaria).
La presenza 
Altra chiave di volta (secondo i fautori dello strumento) per favorire lo svolgimento effettivo della mediazione sarebbe quella di esigere la presenza personale delle parti. Soltanto nel caso di gravi e giustificati motivi le stesse potrebbero essere sostituite da un rappresentante a conoscenza dei fatti e munito di pieni poteri negoziali per la soluzione della controversia. Ciò anche per prevenire e sanzionare prassi nelle quali il solo assistente legale presenzia, non partecipa, solo allo scopo di ottenere il verbale negativo che gli consenta di passare al tribunale. Ecco perché la proposta condivisa è quella di una compresenza delle parti, dei mediatori e degli avvocati coordinati da un giudice. Passerà?

 

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