Si continua a discutere sulle decisioni del Csm e sul peso che, in ordine a esse, esercitano l`articolazione in “correnti” e la riconducibidità ad esse dei componenti togati. La discussione si intreccia con le proposte di riforma del sistema elettorale di tali componenti presentate al ministro dalla Commissione Scotti. Sul primo punto, va certamente ribadita l`esigenza che, nel processo decisionale interno al Csm, le logiche di schieramento non prevalgano su quelle di merito: ciò comporta, per i componenti dell`organo, un`attenzione estrema a essere e ad apparire non rappresentanti di cordate associative, ma esponenti di una determinata idea di magistratura e di giurisdizione (l`etimo di “corrente” rimanda del resto a direzione, orientamento), da applicare liberamente, volta per volta, alle singole scelte da effettuare: rappresentanti della magistratura senza vincolo di mandato (parafrasando l`articolo 67 della Costituzione).

Sul secondo punto, cioè sul meccanismo elettorale che meglio può aiutare il Csm a corrispondere al modello costituzionale di organo di governo autonomo della magistratura, va anzitutto premesso che l`obiettivo non può essere quello di stroncare o mortificare le cosiddette correnti: finiremmo per avere componenti del Csm meno responsabilizzati e per aumentare le possibilità che essi rispondano non soltanto alla propria coscienza, ma a

cordate e gruppi di potere inconoscibili.

Piuttosto, la riforma dovrebbe tendere a favorire un rapporto meno rigido tra componente associativa ed eletto, da un lato, e, dall`altro, ad aumentare il ventaglio di scelte dell`elettore. La Commissione Scotti propende per un modello a doppio turno, con candidature libere al primo e liste concorrenti al secondo. Si potrebbe notare che un tale sistema, alla luce dell`esperienza delle “primarie” già sperimentate con successo dall`Anm, non cambierebbe molto l`esistente. Suggerisco di riflettere su un diverso meccanismo, quello del voto singolo trasferibile (proposto 20 anni fa da una Commissione presieduta dal professor Enzo Balboni, Università Cattolica): in collegi plurinominali si presentano liste o candidati individuali (con alternanza di genere) e l`elettore può indicare in ordine decrescente di preferenza i vari candidati, dando così rilievo sia al progetto di giurisdizione preferito, sia a candidati di altre liste premiati per qualità personali. Inconveniente: è un sistema complesso, da capire e da attuare. Ma stiamo parlando di un corpo elettorale estremamente qualificato, in grado di comprendere e utilizzare un tale strumento.

 

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