La giustizia civile italiana rischia la paralisi per i profughi. È l`ultimo fronte della questione migratoria, e rischia di avere effetti disastrosi. Lievita infatti il numero dei migranti che chiedono alle prefetture di essere riconosciuti come profughi: nel 2014 le domande esaminate erano state più di 36 mila, e i dinieghi erano stati il 37 per cento; nel 2015 le domande sono quasi triplicate a 84 mila, e la percentuale di «no» è salita al 58. Su tutti questi «no» però gli immigrati presentano ricorsi, in massa, anche perché agevolati dal gratuito patrocinio, l`assistenza legale che viene garantita dallo Stato a chi non abbia mezzi di sostentamento..

Risultato? Molti tribunali non sanno più come affrontare la valanga. Quello di Milano, per esempio, sta esplodendo: si è passati da 636 ricorsi iscritti nel 2014 a 1.679 nel 2015; e nel 2016, solo tra gennaio e febbraio, il numero si è impennato a 807, con una proiezione di 5-6 mila ricorsi da qui a dicembre. Alla prima sezione civile, competente per materia, la situazione viene definita «critica»: agli otto giudici in organico ne sono stati aggiunti nove ordinari e sei onorari, ma si teme possano non bastare. Situazioni simili vengono segnalate in altri tribunali, da Gorizia a Palermo. A Roma si è passati da 1.422 ricorsi nel 2014 a 2.379 nel 2015, a 1.167 nei soli primi tre mesi del 2016. Per di più, in attesa della pronuncia del tribunale, l`immigrato ottiene un «permesso di soggiorno per motivi di giustizia». Così, visto che i tempi dell`esame sono lunghi (dal deposito in tribunale fino alla Cassazione passano da tre a quattro anni), si crea un limbo nel quale migliaia di presunti profughi ottengono comunque un asilo provvisorio. ondata crescente delle richieste, ne sono state presentate 7.505 nel solo gennaio 2016, con 4.266 dinieghi da parte delle prefetture, fa presagire che il problema possa crescere, assumendo dimensioni difficili da gestire. Maurizio Tortorella

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