L`allarme più alto è venuto da un magistrato pacato: ai primi di marzo Giovanni Canzio, presidente della Cassazione, ha chiesto al governo un decreto contro l`emergenza di «un numero mostruoso» di ricorsi che assedia la Corte. «Ne pendono 105 mila» denuncia Canzio «ma ogni anno se ne trattano altri 80 mila. È un flusso patologico, anche perché il 62 per cento dei ricorsi viene giudicato inammissibile e 48 su cento hanno come attore lo Stato». La questione è fondamentale, anche per le garanzie dell`imputato. Però un decreto non basterà di certo: la giustizia italiana è tutta un disastro, con tribunali e risorse gestiti in modo spesso irrazionale.

Certo, vista da Strasburgo attraverso i 7.750 ricorsi pendenti alla Corte europea dei diritti dell`uomo (l`11,4 per cento del totale) l`Italia deve sembrare una vera giungla: dal 1959 al 2015 ha subìto 1.781 condanne, record continentale. Ma, va detto, nessun altro Paese ha i nostri processi assurdi (ma si sa, noi abbiamo l`azione penale obbligatoria), né le stesse ingiustizie: è cronaca continua. Ecco otto casi recenti. E a vario titolo indecenti. Maurizio Tortorella

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