Ha causato grande sconcerto l`arresto (per tentato omicidio) dell`ex poliziotto che a Grosseto ha ferito chi gli stava rubando l`auto. Una legge del 2006 stabilisce il diritto reagire in casa propria, però solo se c`è il rischio di un`aggressione o se il ladro non desiste. Ma come fa a saperlo il cittadino? Andrebbe chiesto al legislatore.

di Gaetano Pecorella – Docente emerito di diritto e procedura penale all`Università di Milano, già parlamentare di Forza Italia

Difendere la propria vita, quella dei propri cari, e i propri beni, è un diritto naturale, prima ancora che sia lo Stato a riconoscerlo. Come accade, allora, che attorno a questo diritto ci sia tanta incertezza? Che il feritore di un ladro venga arrestato con l`accusa di tentato omicidio, com`è appena accaduto a Grosseto, per poi essere scarcerato? Che il pm incrimini, e l`opinione pubblica parteggi per chi ha ucciso?

La risposta è che difendersi è un diritto, ma come tutti i diritti ha dei limiti. Il primo limite è che ci si debba difendere, e non reagire, o ancor meno vendicarsi uccidendo senza necessità. Se il ladro fugge, ormai l`aggressione si è conclusa, il «pericolo attuale di una offesa ingiusta», come dice il Codice penale, è terminato. Ma anche in questa situazione, che parrebbe del tutto chiara, ma non tutto è evidente. Il proprietario ha il diritto «2 di difendere non solo la propria incolumità, ma anche le proprie cose. Se il ladro sta fuggendo portando con sé la refurtiva, la vittima può sparargli per salvare i propri beni? Il pericolo è ancora attuale, così come è attuale l`offesa al diritto di proprietà. Se ciò è vero, e lo è, perché i pubblici ministeri arrestano chi ha sparato e ucciso?

Subentra qui il secondo limite al diritto di difendersi. La difesa deve essere proporzionale all`offesa. L`aggredito, perciò, deve usare il mezzo meno offensivo che ha a disposizione e deve produrre il minor danno possibile all`aggressore. Non si deve uccidere, se si può ferire. Non si deve uccidere, se la cosa sottratta è di poco valore o, ancor meno, se il ladro colto sul fatto è fuggito a mani vuote. Non sempre, naturalmente, è facile fare questo bilanciamento. L`aggredito non ha una bilancia in mano. Tuttavia, qualche regola si può stabilire. Chi uccide volontariamente potendo fermare il ladro in altro modo, per esempio sparandogli alle gambe, risponde di omicidio volontario, punito con non meno di 21 anni di carcere. Chi vorrebbe fermare il ladro, ma per imperizia (un errore nell`uso dell`arma) lo uccide, sarà giudicato per omicidio colposo, delitto assai meno grave.

È facile scriverlo, assai meno agire in conseguenza. È certo che il senso d`insicurezza è forte e diffuso. Il legislatore ne ha tenuto conto e nel 2006 ha previsto una particolare ipotesi di legittima difesa: c`è sempre proporzione, secondo questa norma, se il ladro viene sorpreso nell`abitazione o in un negozio. Attenzione però che anche in questo caso la legge indica un limite, superato il quale non vi è più legittima difesa: deve sussistere un pericolo di aggressione e il ladro non deve avere desistito. Ciò significa che si presume che la reazione (anche l`uccidere) sia legittima, a condizione che il ladro, colto sul fatto, non fugga, desistendo, e che vi sia pericolo di aggressione. Come si possa stabilire, nel cuor della notte, se il ladro ha intenzione di aggredirci in casa nostra, è domanda che si dovrebbe rivolgere al legislatore.

 

 

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