Dom.25 – Ci sono tante spine, nel difficile rapporto tra governo Renzi e magistratura. Quelle stranote sono il taglio delle ferie, la responsabilità civile, il pensionamento a 70 anni (differito al 2016), e anche la prossima modifica del Consiglio superiore della magistratura. Ce ne sono poi altre, meno conosciute, ma ugualmente dolorose.

La questione dell`informatica, ad esempio, è l`ultima ammaccatura. Qualche giorno fa, l`associazione nazionale magistrati ha diramato un comunicato infuocato. «Lo svilimento della funzione del magistrato è assolutamente evidente», gridano. Ce l`hanno con il processo civile telematico, conosciuto tra gli addetti ai lavori come Pct, che avrebbe l`effetto indebito di «ricadute sul magistrato di compiti e funzioni della cancelleria». Per questo motivo, onde evitare lo «svilimento», i magistrati chiedono di frenare il salto nel digitale e di conservare le copie cartacee.

Occorre qui un piccolo salto all`indietro. Con il passaggio dal processo cartaceo tradizionale al civile telematico – dal giugno 2014 nei tribunali per il primo grado, dal giugno 2015 anche per le corti d`appello, prossimamente in Cassazione magistrati e avvocati si confrontano via Internet, accedono al fascicolo attraverso Consolle, un software speciale, si accreditano con una card, depositano i propri atti e leggono quelli avversi in tempo reale e a qualunque ora del giorno e della notte. È una rivoluzione che permette procedure più veloci, taglio delle file agli sportelli di cancelleria, e meno spreco di carta. Si sono risparmiati 48 milioni di euro soltanto in notifiche. Sono stati 13 milioni gli atti digitali postati in un anno. Non tutto fila liscio, è evidente. E perciò quest`anno il ministero spenderà 147 milioni per la rete digitale.

Ebbene, è evidente che questa rivoluzione ha spiazzato i «vecchi» del mestiere. Si racconta di anziani avvocati che scrivono ancora a penna gli atti e poi li fanno battere al computer dalla segretaria, figurarsi con le complicate procedure di Consolle. Di contro, ci sono canuti magistrati che trovano improprio l`obbligo di acquisire da sè gli atti digitali e inserirli nel fascicolo virtuale. «Aggravio di responsabilità del giudice, cui è demandata un`attività prima attribuita al personale di cancelleria», protesta l`Anm.

Si è così accesa una sorda battaglia per la cosiddetta «copia di cortesia», cioè la copia cartacea degli atti che sono appena postati attraverso la Rete, che gli avvocati dovranno stampare a loro spese e consegnare a mano al giudice. Battaglia che ha visto sgomenti i giovani avvocati che invece nella telematica vedono una grande opportunità. «Si rischia – lamenta Nicoletta Giorgi, presidente dell`associazione Aiga – di creare un inutile doppio binario telematico e cartaceo. La “copia di cortesia” ci farà fare passi indietro». Anche il ministro Orlando, nel suo discorso, ha tenuto il punto. «Mi sono quasi commosso, parlando con alcuni cancellieri in Calabria, entusiasti del Pct. Qui è la grandezza dell`informatica, che permette la scommessa della modernità anche ai territori periferici».

La spaccatura però appare innanzitutto generazionale. Sul sito di Magistratura democratica, Salvatore Carboni, giudice del lavoro a Oristano, scrive: «Il Pct richiede, per la sua piena operatività, e per usufruire dei suoi benefici, allo stato in buona parte solamente potenziali, la totale scomparsa della carta». Oppure Gianmarco Marinai, giudice a Livorno: «Obbligare alla copia cartacea degli atti è una battaglia di retroguardia che ci dipinge dinanzi all`opinione pubblica come dei reazionari contrari a qualunque evoluzione. Tra pochi anni, le “valigiate” di fascicoli che ci portiamo dietro per le sentenze del fine settimana saranno un lontano ricordo”.

 

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