testataSSANewsletter_1La Scuola Superiore dell’Avvocatura in collaborazione con l’Accademia della Crusca ha pubblicato un interessante volume che consiste in una raccolta di saggi sull’uso della lingua nella professione forense, nella legge e nel processo.

 

Il volume è curato da Alarico Mariani  Marini della Scuola Superiore dell’Avvocatura e da Federigo Bambi dell’Accademia della Crusca. 

 

In apertura della raccolta sono trattati i temi della semplificazione del linguaggio giuridico negli atti processuali (Luciana Breggia) e della importanza della lettura per ragionare, per scrivere e per parlare (Alarico Mariani Marini).

 

Seguono saggi sul linguaggio nella difesa civile (Giuseppe Conte), nella difesa penale (Franco Coppi), sull’uso della lingua da parte del legislatore (Michele Marchesiello), del giudice (Maria Vittoria Dell’Anna), nel contratto (Jaqueline Visconti) e nella giurisprudenza delle corti supreme (Lucia Tria).

 

Sono anche affrontati profili specifici sul potere delle domande nei contesti giudiziari (Patrizia Bellucci e Maria Cristina Torchia) e sul rilievo deontologico della efficacia e della comprensibilità nel linguaggio dell’avvocato civilista (David Cerri).

 

Si tratta di un testo destinato soprattutto ai giuristi pratici ed in particolare agli avvocati, perché di parole è fatto il loro lavoro e di parole sono fatti il diritto, la legge e il processo dove il giudice governa il linguaggio, e di parole è fatto il dialogo di avvocati e giudici nel quale ogni argomento affida la sua efficacia alla forza e alla validità della parola detta e scritta.

 

 

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