sab. 19 – Mentre gli Stati Generali dell`esecuzione penale proseguono il lavoro con la finalità – parola del Ministro Orlando – di costruire “un modello di esecuzione della pena all`altezza dell`articolo 27 della nostra Costituzione”, la Camera dei Deputati con l`accordo del Governo sta andando in direzione ostinatamente contraria allo spirito della Carta, facendo sue le posizioni forcaiole di ogni sorta e intimorendosi per qualsiasi respiro avverso provenga dall`Anm e dintorni.

Il titolo del disegno di legge in votazione nell`aula di Montecitorio “Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi, nonché all`ordinamento penitenziario per l`effettività rieducativa della pena” purtroppo ha ben poco a che vedere con quello che stanno decidendo alla Camera: introduzione di nuovi reati (le 32.000 fattispecie esistenti non bastano mai), aumento delle pene carcerarie (a proposito dell`invocata de-carcerizzazione per un maggiore ricorso alle pene alternative, che fa tanto figo nei convegni), svuotamento dei contenuti delle deleghe in materia di revisione delle preclusioni oggi esistenti per l`accesso ai benefici penitenziari di alcune categorie di detenuti.

E pensare che il Ministro Orlando aveva convocato e mobilitato gli Stati Generali (18 tavoli) proprio per riempire di contenuti innovativi le deleghe che il Governo dovrà in futuro esercitare. Mettetevi nei miei panni e dei validi componenti del mio tavolo: siamo stati chiamati ad affrontare la problematica dell`affettività in carcere e della territorialità della pena. Cosa possiamo proporre di innovativo e corrispondente ai dettati costituzionali oggi violati se dobbiamo in partenza escludere dalle nostre proposte i circa diecimila detenuti che oggi sono sottoposti ad un regime che li estromette da qualsiasi accesso ai benefici anche nei casi in cui si comportino per anni nel

migliore dei modi?

Il capo dell`antimafia Roberti ha subito gridato che con la modifica del 4-bis uscirà Riina, il Procuratore di Palermo Di Matteo a ruota ha sbraitato che così “anche l`ergastolo finirebbe per essere svuotato del contenuto di irrevocabilità per diventare una finta pena perpetua”. Mi viene subito in mente Papa Francesco che ha definito l`ergastolo una “pena di morte nascosta” e sul carcere duro (il nostro 41 bis) ha fatto questa riflessione: “Con il motivo di offrire una maggiore sicurezza alla società o un trattamento speciale per certe categorie di detenuti, la sua principale caratteristica non è altro che l`isolamento esterno.

Come dimostrano gli studi realizzati da diversi organismi di difesa dei diritti umani, la mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani, provocano sofferenze psichiche e fisiche come la paranoia, l`ansietà, la depressione e la perdita di peso e incrementano sensibilmente la tendenza al suicidio”. Altro che principio guida della “cautela in poenam” invocato da Papa Bergoglio! Qui in Italia ogni problema trova la sua soluzione nel panpenalismo e nella galera. Poi magari – ironia della sorte – questi professionisti della “lotta” alla mafia tutte le domeniche andranno a messa, mentre noi radicali domenica prossima XX settembre andremo a Porta Pia a celebrare, come ogni anno, la breccia del 1870 che liberò Roma dallo Stato Pontificio.

 

 

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