Sintesi è una parola greca (da syn, che significa EZP «con», e thésis, che significa «posizione») che significa «composizione» (l`azione di mettere insieme). Nel linguaggio comune, l`operazione intellettuale con cui di una materia, di un`argomentazione, di un insieme logico o anche di un complesso di fatti si raccolgono i concetti o gli elementi essenziali; quindi, genericamente, compendio, esposizione riassuntiva.

Nella patria del diritto, la “sintesi” degli atti ha fatto la sua apparizione nel codice del processo amministrativo del 2010 dove, all`articolo 3 rubricato “Dovere di motivazione e sinteticità degli atti”, il secondo comma recita “il giudice e le parti redigono gli atti in maniera chiara e sintetica”.

Con le modifiche introdotte la scorsa estate dal decreto legge numero 90 “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l`efficienza degli uffici giudiziari”, il legislatore ha voluto essere ancora più esplicito stabilendo che “le parti contengono le dimensioni del ricorso e degli altri atti difensivi nei termini stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio di Stato, sentiti il Consiglio nazionale forense e l`Avvocato generale dello Stato, nonché le associazioni di categoria riconosciute degli avvocati amministrativisti”. Il decreto del Presidente del Consiglio di Stato è arrivato il 25 maggio scorso: in pochi punti, traccia i limiti dimensionali di tutti gli atti processuali (per il momento relativi al rito degli appalti), delineando specifiche tecniche circa il formato da utilizzare, il tipo di caratteri tipografici e le dimensioni, regolando anche i margini e l`interlinea minima. Ma oltre a definire il “format” della pagina da utilizzare, nel decreto, ed è questa la novità, viene indicato in trenta il numero massimo di pagine dell`atto. Il decreto, per completezza d`informazione, prevede anche una particolare disciplina per l`ipotesi in cui venga chiesta una deroga ai citati limiti dimensionali. L`introduzione degli atti “contingentati” nel Codice del processo amministrativo, un duro colpo per gli avvocati “prolissi”, oltre a scatenare molti mal di pancia (il pericolo è che ad essere sintetici per forza, si diventi superficiali), sta suscitando le comprensibili invidie dei giudici ordinari quotidianamente alle prese con ricorsi monstre che, con l`introduzione del processo civile telematico, creano non pochi problemi. Per cause di elevata complessità, ad esempio in materia di inadempimento contrattuale, di responsabilità aquiliana, di marchi e brevetti, o ancora in caso di controversie con più parti convenute, è evidente la difficoltà di gestire direttamente da video, senza il cartaceo, ricorsi di centinaia di pagine. Non è escluso che oltre alla discussione sui carichi esigibili, cioè sul numero massimo di procedimenti che possono essere assegnati ad un singolo magistrato, per la quale il gruppo Autonomia&Indipendenza ha proposto all`Anm addirittura un referendum, la “sintesi” nella redazione degli atti sia la prossima battaglia della magistratura associata.

Il rischio di trasformare i giudici in cottimisti delle sentenze è dietro l`angolo. Una visione molto “aziendalista” della giustizia. Alla Sergio Marchionne, personaggio che di questi tempi va molto di moda soprattutto a Palazzo Chigi. Forse qualcuno al Csm ci sta già pensando. Giovanni Maria Jacobazzi

 

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