COMUNICATO STAMPA

L’ANAI impugna davanti al Consiglio di Stato l’ordinanza del T.A.R. Lazio che ha rigettato l’istanza di sospensione del regolamento sulle elezioni forensi.

Il provvedimento a dir poco “pilatesco” apre con un’affermazione “di cautela” che può dar luogo a disparate interpretazioni e dispute sul piano giuridico: “Ritenuto necessario rinviare alla più approfondita fase di merito l’esame della questione, di indubbio spessore, relativa all’ammissibilità del ricorso per essere stato proposto prima dell’esito delle elezioni, e dunque prima che il risultato dello spoglio confermi se effettivamente la norma regolamentare impugnata abbia creato un vulnus alle minoranze, possibilità questa legata ad una serie di fattori – e dunque eventi tutt’altro che certo – quali il numero delle liste, le modalità di espressione del voto (alla lista e non ai singoli candidati) ecc.”.

In realtà il T.A.R. Lazio, nel consentire l’attuazione del regolamento elettorale impugnato salvo successive impugnative, ha dato sostanzialmente ingresso – sul piano generale – alla immediata applicazione di un vero e proprio “Porcellum” forense che lede i diritti delle minoranze ed attribuisce agli avvocati elettori la possibilità di mettere una “X” sul simbolo della lista per votare in blocco tutti i candidati. Il che viola la legge di riforma forense, i principi costituzionali di rispetto delle minoranze e di pluralismo rappresentativo, nonché i pareri contrari espressi dalle Commissioni Giustizia della Camera e del Senato.

Non assumendosi una diretta responsabilità il T.A.R. rimette all’iniziativa sul territorio la impugnabilità concreta delle violazioni a seconda della strutturazione delle liste e dell’esito delle elezioni. Il T.A.R. ha così promosso un anarchismo giurisdizionale che paralizzerà in molteplici sedi il corretto funzionamento degli ordini e la loro legittimità.

Si potranno sottrarre a questo pericolo solo quelle liste e quei candidati che rispetteranno i diritti delle minoranze (con la votazione limitata ai due terzi) e il principio del voto individuale e non collettivo.

Per tutelare la democrazia forense l’ANAI prosegue, quindi, nella iniziativa davanti alla Giurisdizione amministrativa.

È appena il caso di dire che la rappresentanza di genere è già interamente tutelata dalla inderogabile riserva del terzo. E non ha senso affermare che vada doppiamente assicurata con un superficiale, irrilevante ed accorpante criterio elettivo, il quale ha l’unica finalità di far fuori quelle minoranze non diversamente garantite.

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