L’Associazione italiana giovani avvocati (Aiga) si scaglia contro il nuovo Codice deontologico forense perché limita pesantemente la presenza online dei legali. «Niente social, pubblicità vietata, possibilità di usare solo domini con proprio nome o quello del proprio studio – elenca la presidente Aiga, Nicoletta Giorgi, che in una lettera al Consiglio nazionale forense (Cnf) rincara la dose parlando di «un vero bavaglio, restrizioni anacronistiche che pongono la nostra categoria in una condizione di disparità e svantaggio. E anche il cittadino ci perde». Il codice oggetto delle critiche è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 16 ottobre 2014 n. 241 (approvato dal Cnf il 31 gennaio 2014) ed entrerà in vigore il 15 dicembre di quest’anno. Permetterà a un legale che voglia dare informazioni sulla propria professione di farlo utilizzando, come recita l’articolo 35 «esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento… (comma 9). L’avvocato è responsabile del contenuto e della sicurezza del proprio sito che non può contenere riferimenti commerciali o pubblicitari sia mediante l’indicazione diretta che mediante strumenti di collegamento interni o esterni al sito» (comma 10). Per l’Aiga la norma, formulata in modo equivoco, secondo alcuni commentatori impedirebbe l’utilizzo di strumenti di pubblicità online quali Adwords di Google, il più diffuso del genere. «Questi link a pagamento – conclude Giorgi – se correttamente utilizzati, costituiscono un veicolo lecito per indirizzare potenziale clientela verso il proprio sito, che contiene la presentazione dei propri servizi e dei propri titoli. Enrico Bronzo

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