L’Associazione nazionale avvocati italiani boccia il decreto “del fare” del governo Letta.

 

Ben sapevamo – ha dichiarato il presidente Anai Maurizio De Tilla – che poteri economici forti e agenzie di intermediazione avrebbero nuovamente fatto pressioni sul Governo per introdurre la mediaconciliazione obbligatoria che è stata dichiarata incostituzionale.

Con l’aggiunta di una bugia colossale: un milione di processi in meno.

Altro che “decreto del fare”. Si tratta di un provvedimento del “fare male”. Anzi un provvedimento che picchia sui cittadini e sulla giustizia. Con la mistificazione di chi non intende razionalizzare le risorse ed impiegare più fondi nella produttività della giustizia. Il cittadino ha diritto di andare subito davanti al giudice. E se non intende conciliare non può essere costretto ad intraprendere un tentativo coercitivo, in una fase dove non ci sono garanzie di qualità e di terzietà, assumendo costi che non intende assumere. In precedenza, più del 70 per cento dei cittadini non sono comparsi in sede di mediaconciliazione obbligatoria e solo un quarto della restante percentuale ha conciliato”.

Perché tanta insistenza e tanta frenesia per una mediaconciliazione obbligatoria che non ha precedenti in Europa – ha concluso De Tilla – e che è incostituzionale per le molteplici ragioni che hanno formato oggetto di ben dodici ordinanze di rimessione alla Corte Costituzionale che non sono state esaminate per il pregiudiziale “eccesso di delega” e che saranno rinnovate con altrettante motivazioni che porteranno probabilmente ad una nuova declaratoria di incostituzionalità di un istituto che è fallimentare e che non contribuisce allo smaltimento dei carichi giudiziari?”

Secondo Anai le ipotesi accettabili sono la mediaconciliazione volontaria e quella endoprocessuale molto praticate negli altri Paesi europei.

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