ItaliaOggi7Lun. 21 – La regola del foro esclusivo del consumatore, anche in seguito all’entrata in vigore del dlgs 150/2011, continua a prevalere su quella che individua il giudice deputato a conoscere delle liti per il recupero della parcella dell’ avvocato in quello innanzi al quale il professionista ha svolto la propria attività professionale, la disciplina consumeristica non essendo passibile di deroga alcuna. Lo ha stabilito la sesta sezione della Corte di cassazione con l’ordinanza n. 5703, depositata il 12 marzo 2014. Nel caso di specie, un avvocato, presentata la parcella all’esito della difesa assunta innanzi a un tribunale campano in favore di un suo cliente, si è visto opporre un secco rifiuto di pagamento. Conseguentemente il professionista si è visto costretto a chiedere un decreto ingiuntivo, cui ha fatto seguito l’opposizione del cliente innanzi allo stesso giudice ove il legale ebbe a prestare la sua attività. In questa sede, l’ex assistito, cittadino genovese, ha eccepito il difetto di competenza per territorio del giudice dell’opposizione sul presupposto dell’assunta qualifica di consumatore all’epoca della stipula del contratto di prestazione d’opera professionale concluso con la sua controparte. Il tribunale campano, ritenuta fondata l’eccezione, ha dichiarato la propria incompetenza contestualmente indicando, quale giudice chiamato a conoscere della vicenda, quello di Genova, ossia il giudice del luogo di residenza del consumatore (art. 33, comma 2, lett. u, dlgs n. 206 del 2005), di converso negando l’operatività all’art. 14 dlgs n. 150 del 2011, a tenor del quale la cognizione delle controversie concernenti l’accertamento del credito da emolumenti professionali di avvocato spetta all’ufficio giudiziario adito per il processo nel quale l’avvocato ha prestato la propria opera. Avverso la decisione il legale ha proposto ricorso per regolamento di competenza innanzi alla Corte di cassazione ivi deducendo, in estrema sintesi, due principali censure: da un lato, l’applicabilità al caso di specie del sopravvenuto dlgs 150/2011; dall’altro, la prevalenza, poiché foro (altrettanto) speciale, della competenza del giudice fondata sul luogo in cui l’avvocato ha prestato la propria attività rispetto a quello prevista dalla disciplina consumeristica. Ebbene, i giudici di legittimità, nel rigettare il ricorso, hanno ripercorso, anche in ottica diacronica, la stratificazione di fonti, anche di rango sovranazionale, che interessano la figura del consumatore, sottolineandone ratio e struttura ma, soprattutto, la prevalenza rispetto alla disciplina generale e alle altre discipline di settore, finanche in materia di competenza giurisdizionale. In disparte il profilo successorio della normativa, la Corte ha rimarcato la regola, per vero già cristallizzata nelle pronunce antecedenti all’entrata in vigore del dlgs n. 150/2011, della prevalenza del foro del consumatore rispetto a quello di cui può avvalersi l’avvocato che agisca nei confronti del proprio cliente al fine di ottenere il pagamento della competenze professionali, e tanto in virtù del fatto che la competenza del giudice del luogo di residenza o di domicilio elettivo del consumatore «è una competenza esclusiva, che prevale su ogni altra». Detta primazia, hanno spiegato i giudici romani, è segnata dalla netta scelta di campo assunta dal legislatore nazionale (e, prima ancora, europeo) in difesa del consumatore, oggi cristallizzata nella disciplina settoriale del Codice del consumo (dlgs n. 205/2006), e fondata sulla «presunzione di inesperienza, scarsa informazione e soprattutto debolezza contrattuale del medesimo nei confronti della controparte che, in quanto professionista, e cioè persona fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale» si ritiene essere in posizione di «superiorità» in tutte le fasi del regolamento negoziale, compresa quella patologica. La competenza dell’ufficio giudiziario di merito adito per il processo nel quale l’avvocato ha prestato la propria opera, prevista dall’art. 14, c. 2, del dlgs 1° settembre 2011, n. 150, è, dunque, destinata inesorabilmente a cedere il passo di fronte a quella stabilita per il consumatore, la cui specialità deve prevalere sulla (parimenti) speciale disposizione sopra citata, così come in precedenza avveniva con riferimento alla disciplina racchiusa nel vecchio art. 637 c.p.c., rispetto alla quale la normativa del 2011, così hanno concluso gli Ermellini, ha carattere meramente ricognitivo e non già innovativo. Antonio Ciccia e Alessio Ubaldi

One Response to Cassazione: Il consumatore batte l’avvocato
  1. […] Lun. 21 – La regola del foro esclusivo del consumatore, anche in seguito all’entrata in vigore del dlgs 150/2011, continua a prevalere su quella che individua il giudice deputato a conoscere delle liti per il recupero della parcella dell’ avvocato in quello innanzi al quale il professionista ha svolto la propria attività professionale, la disciplina consumeristica non essendo passibile di deroga alcuna. Lo ha stabilito la sesta sezione della Corte di cassazione con l’ordinanza n. 5703, depositata il 12 marzo 2014. Nel caso di specie, un avvocato, presentata la parcella all’esito della difesa assunta innanzi a un tribunale campano in favore di un suo cliente, si è visto opporre un secco rifiuto di pagamento. Conseguentemente il professionista si è visto costretto a chiedere un decreto ingiuntivo, cui ha fatto seguito l’opposizione del cliente innanzi allo stesso giudice ove il legale ebbe a prestare la sua attività. In questa sede, l’ex assistito, cittadino genovese, ha eccepito il difetto di competenza per territorio del giudice dell’opposizione  […] continua a leggere >> […]


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