italia_oggi_logoScompare il figlio naturale: dal 7 febbraio 2014 la riforma del diritto di famiglia diventa operativa. Il dlgs 154/2013, intitolato alla revisione delle disposizioni sulla filiazione, attua la legge delega 219/2012 ed equipara la posizione dei figli nati fuori dal matrimonio a quella dei figli nati nel matrimonio.
Un solo tipo di figlio, dunque, anziché due, un solo regime giuridico e niente disparità di trattamento nelle successioni. Anche se si tratta di una legge che certamente emancipa una categoria obiettivamente messa in secondo piano in molti istituti giuridici, non sono mancati alcuni spunti critici, soprattutto con riferimento alle ricadute in caso di separazione dei genitori. Secondo alcuni si registrerebbe un passo indietro rispetto alla regola dell’affidamento condiviso, o meglio la riforma relegherebbe definitivamente le bigenitorialità nell’astrattezza delle norme e non consentirebbe un’inversione di tendenza contro una prassi che avrebbe ridotto ai minimi termini la possibilità per entrambi i genitori separati di esercitare pienamente il proprio ruolo. In ogni caso la riforma non riguarda solo gli ex figli naturali, ma ridisegna la disciplina della filiazione nel suo complesso. In questo ambito si colloca l’abbandono della potestà genitoriale, che cede il passo alla responsabilità genitoriale.
Una responsabilità che obbliga entrambi i genitori verso il figlio, tra l’altro senza avere la maggiore età come limite predeterminato: mamma e papà sono vincolati al mantenimento dei figli ben oltre il raggiungimento della maggiore età, fino cioè al raggiungimento dell’indipendenza economica. Lo spiegavano già le sentenze dei giudici e la normativa ha recepito questo orientamento. Il diciottesimo anno non è più, dunque, il termine che segna l’emancipazione dei figli e, quindi, il venir meno degli obblighi dei genitori. Tra i quali vi è quello di stabilire di comune accordo la residenza abituale del minore. Scelta che, cosa non facile, dovrebbe essere compiuta nel pieno rispetto della bigenitorialità.
Non a caso alcune associazioni lamentano che proprio la regola sulla residenza abituale ha l’effetto di sdoganare nelle separazioni la figura del genitore definito collocatario o prevalente e cioè il genitore, presso il quale il figlio vive prevalentemente, nonostante l’affidamento sia, sulla carta, condiviso.
Tra l’altro il nuovo art. 337-sexies del codice civile non impedisce al genitore collocatario di trasferire la residenza, sottoponendolo semplicemente all’obbligo di comunicare all’altro genitore il cambio di residenza, pena il solo risarcimento del danno verificato a causa della difficoltà di rintraccio.

La modifica sulla responsabilità genitoriale, comunque, non è solo nominativa e vuole indicare che il figlio non è soggetto al potere altrui, ma è portatore dell’interesse a crescere in un ambiente protetto e idoneo alla sua educazione. Ambiente allargato anche ai nonni, che diventano titolari del diritto allo sviluppo di un rapporto significativo con i nipoti, a prescindere dalle vicende che riguardano i genitori.
Capitolo a sé, ma di notevole importanza è la riforma del diritto successorio, in cui il principio del trattamento equivalente dei figli (appartenenti a un’unica categoria) fa scomparire il diritto di commutazione, e cioè la possibilità di liquidare monetariamente la porzione spettante ai figli ex naturali ora chiamati nati fuori dal matrimonio.
La riforma abroga il comma terzo dell’articolo 537 del codice civile, che prevedeva la possibilità, per i figli nati nel matrimonio, di soddisfare in danaro o beni immobili ereditati la porzione spettante ai figli nati fuori del matrimonio, salva opposizione avanti il giudice che doveva decidere valutate le circostanze personali e patrimoniali. Insomma monetizzare la parte di eredità era una forma per escludere i figli nati fuori del matrimonio dal nucleo familiare. La disposizione sfavoriva certamente i figli nati fuori del matrimonio. Considerato, però, che tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico, la commutazione non aveva più alcuna ragione ed è, quindi, stata eliminata. Identica abrogazione del riferimento al diritto di commutazione viene operata all’articolo 542 codice civile che disciplina, nella successione necessaria, il concorso tra coniuge e figli.
In posizione inferiore rimane il solo figlio nato fuori dal matrimonio non riconoscibile, cui spetta un vitalizio. Antonio Ciccia

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